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Non paga le bollette, pasticceria chiude a Casalserugo: «Tagliata l’elettricità, ho perso tutto»

Gli effetti dei rincari a Casalserugo. La titolare di “Dolce Stella”: «Tornavo dal funerale di mia madre, avevo chiesto di rateizzare»

Nicola Stievano
2 minuti di lettura
Stella Scutelnic all’interno della sua pasticceria “Dolce Stella” di Casalserugo. Non aveva pagato le bollette, le è stata tolta l’elettricità. A destra la pasticciera con il cartello contro il governo (ZANGIROLAMI) 

Le bollette sempre più alte, più del triplo rispetto ad un anno fa, poi il raddoppio dei costi delle materie prime, un copione che si ripete di questi mesi per tante attività e imprenditori. Ma la vera mazzata per la titolare della pasticceria “Dolce Stella” è arrivata quando si è trovata senza elettricità da un giorno all’altro. «A quel punto ho capito che non potevo più andare avanti così e ho deciso che non mi restava che chiudere», racconta Stella Scutelnic davanti ad un bancone ormai vuoto e alle luci spente.

Senza elettricità

Così, dopo tre anni di impegno e sacrifici, ha deciso di abbassare le tende sulle vetrine, di chiudere il laboratorio e iniziare a vendere le attrezzature per pagare i debiti. «Ero tornata qualche giorno in Moldavia, per il funerale di mia madre» continua la titolare della pasticceria «e mi sono trovata senza elettricità. Ho dovuto buttare il contenuto di tre congelatori e del frigorifero, ho perso tutto, persino il lievito madre che custodivo gelosamente. Avevo chiesto di rateizzare il pagamento delle bollette elettriche perché gli aumenti erano insostenibili. Avevo anche gli stipendi da pagare e i fornitori, iniziavo ad accumulare troppi debiti, per una attività come la mia. Ma non c’è stato niente da fare, dopo i due avvisi mi hanno staccato l’elettricità e a quel punto ho capito che era inutile continuare».

 

La protesta

Così Stella ha oscurato le vetrine, girato la chiave e appeso un cartello alla porta. Poche parole cariche di rabbia e amarezza: «Governo... ci avete fatti morire. La pasticceria a causa dei vostri aumenti chiude». Pur tra i continui aumenti degli ultimi mesi la titolare, che in questa attività ha investito molto, aveva cercato di andare avanti finché non ha dovuto arrendersi di fronte ai costi ormai insostenibili. Mostra l’ultima bolletta dell’elettricità: 2.875 euro per un mese di consumi.

«Io con tremila euro al mese l’anno scorso pagavo la bolletta, una dipendente e un fornitore. Adesso ci pago appena l’elettricità. La mia è una piccola attività di paese, gli incassi son quello che sono. Però non mi sono mai data per vinta perché amo il mio lavoro e grazie al laboratorio riuscivo a servire anche diverse attività della zona. Ho lavorato fino a venti ore al giorno per rispettare ordini e consegne, ho dormito qui in negozio perché il tempo era poco. Non mi sono mai risparmiata ma ora è arrivato il momento di dire basta».

La pasticceria “Dolce Stella” ha meno di tre anni di storia: è stata aperta nel dicembre del 2019, di fronte alla chiesa del paese, dopo la radicale ristrutturazione dei locali, che in precedenza avevano ospitato un bar. Stella ha creato una bomboniera, con pasticcini, dolci, cornetti e ogni altra golosità bene in vista sul bancone nuovo di zecca.

Tutte nuove anche le attrezzature del laboratorio, dal quale ogni giorno uscivano prodotti da consegnare alle attività della zona, per non parlare dei panettoni nel periodo natalizio. «Ero partita senza nemmeno un cliente» ricorda la pasticciera, «con tutte le attrezzature nuove e tanta voglia di fare. Abbiamo affrontato anche il Covid, durante il lockdown abbiamo resistito e siamo stati bravi anche durante la difficile ripartenza, con le regole che cambiavano dalla sera alla mattina. Invece il peggio doveva ancora arrivare».

Bollette e materie prime

Insieme alle bollette sempre più alte, compresa quella dell’acqua arrivata a 1.500 euro, anche la materia prima non ha fatto che aumentare. «Un chilo di farina è passato da 90 centesimi a 1 euro e 80, il burro da 6 a 12 euro al chilo, lo zucchero da 60 centesimi a 1,10 euro. Praticamente tutto è raddoppiato, capisco anche i fornitori che si trovano pure loro a far fronte agli aumenti. Ma con questa logica avrei dovuto farmi pagare un cornetto più di due euro, un prezzo improponibile per la mia clientela».

«Ormai non riuscivo più a pagare le due ragazze che erano con me, avevo provato anche con la cassa integrazione, poi ho dovuto licenziarle e hanno trovato lavoro all’estero. Pensavo di riuscire a continuare almeno con il laboratorio ma non è stato possibile. Adesso sto spargendo la voce per vendere tutta l’attrezzatura, materiale che avevo pagato caro e praticamente ancora nuovo. Clienti e fornitori sono rimasti senza parole e mi hanno manifestato tutta la loro solidarietà».

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