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Gallani consulente a Padova, insorge l’opposizione

L’ex assessora potrebbe ricevere un incarico stipendiato dal sindaco. Moneta e Cavatton contestano: «Illegittimo»

Elvira Scigliano
2 minuti di lettura

Al momento è solo una voce, che l’Amministrazione non conferma e non smentisce: l’ex assessora al verde Chiara Gallani, oggi consigliera comunale di Coalizione civica, potrebbe avere un incarico esterno per specifici progetti legati a temi ecologici.

Laconico palazzo Moroni: «È un’ipotesi sul campo che stiamo considerando». Corazzata la diretta interessata: «Non ho particolari commenti».

Ma una conferma dall’entourage di Coalizione arriva da Marco Sangati, che – nel caso di dimissioni da consigliera della Gallani – ne prenderebbe il posto in Consiglio: «Ne abbiamo parlato a luglio», riferisce, «Come Coalizione avevamo chiesto due assessorati, mentre il sindaco ci ha proposto un assessore – Ragona – e un incarico, quello alla Gallani. Le polemiche mi sembrano strumentali, non abbiamo chiesto noi questa soluzione». Eppure è bastato il mormorio a scatenare l’opposizione.

«Mi domando per quale motivo la consigliera Gallani non possa tornare a svolgere la sua precedente occupazione lavorativa, come normalmente accade agli amministratori comunali che non vengono riconfermati in Giunta», attacca l’avvocato Roberto Moneta, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale. «Mi domando se questa possa essere la giusta ricompensa per aver condannato a morte centinaia di alberi malamente piantumati durante il suo mandato di assessore al verde pubblico. Mi domando se questo incarico sia l’ennesimo sussidio sociale a carico dei contribuenti oppure una marchetta elettorale già programmata».

Moneta evidenzia che l’articolo 90 del Dlgs numero 267 del 2020 prevede la costituzione di uffici alle dirette dipendenze del sindaco, ma precisa: «La disposizione indica in primo luogo che tali incarichi devono preferibilmente essere affidati ai dipendenti e funzionari del Comune, non a collaboratori esterni assunti con contratto a tempo determinato. Certo appare chiaro che il primo cittadino Sergio Giordani non intenda valorizzare i dipendenti comunali pluriformati e competenti, ma evidentemente preferisca remunerare una consigliera comunale con spese extra a carico dei cittadini. Francamente mi chiedo anche quali siano le competenze dell’ex assessora: che io sappia è un’avvocata che si occupava di infortunistica e cinque anni al verde non danno una specializzazione». Moneta, avvocato a sua volta, parla con cognizione di causa e un po’toccato nel vivo, visto che ha due master sull’ambiente proprio perché si è perfezionato nei temi green.

Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia (anche lui avvocato, conosciuto il Consiglio come “squalo delle postille”), Matteo Cavatton, commenta: «In un colpo solo si violerebbe l’autonomia del ruolo di consigliere e si introdurrebbe un vincolo di mandato anticostituzionale – sottolinea – È evidente che la consigliera perderebbe la possibilità di esercitare pienamente il proprio ruolo, dovendo rispondere del proprio operato non già ai cittadini, bensì al proprio datore di lavoro. Al di là della macroscopica inopportunità politica, ritengo comunque che sia palese anche l’incompatibilità giuridica. Tale incarico retribuito, se mai si concreterà, sarà da noi (FdI) sottoposto immediatamente al vaglio dell’Anac (Autorità Anticorruzione) per i profili di illegittimità rispetto alla normativa sull’incompatibilità-inconferibilità, nonché della Corte dei Conti per l’ovvia assenza dei presupposti normativi che devono sostanziare gli incarichi a soggetti esterni (non dipendenti) all’amministrazione pubblica. Mi si perdoni l’ironia, ma quanto labile è diventato il confine tra la rivoluzione e l’assunzione: “Sic transit gloria mundi”»

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