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A Monselice lo zafferano batte la siccità: «A ottobre ci aspettiamo un ottimo raccolto»

Una coltura di “nicchia” estesa per appena 3 mila metri quadri nel territorio di Monselice, ha superato senza alcun problema le scarse o nulle precipitazioni e le temperature elevate

Giada Zandonà
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Arriva dall’Iran, non teme le alte temperature e non ha bisogno di venire irrigato regolarmente: lo zafferano (“crocus sativus”) ha battuto il clima torrido e siccitoso che per tutta l’estate ha messo in crisi le coltivazioni della Bassa padovana. Una coltura di “nicchia” estesa per appena 3 mila metri quadri nel territorio di Monselice, ha superato senza alcun problema le scarse o nulle precipitazioni e le temperature elevate e per l’azienda agricola “La saggezza della terra” si prospetta per ottobre un ottimo raccolto della preziosa spezia.

Nel Padovano sono 3 gli ettari coltivati a zafferano e Cinzia Giraldin, titolare di “La saggezza della terra”, è una delle poche professioniste che hanno scelto questa produzione che si rivela vincente contro il clima.

I bulbi che verranno raccolti tra ottobre e novembre forse saranno leggermente più piccoli delle annate precedenti a causa del terreno che è rimasto arido per lungo tempo: «I nostri terreni, in parte sabbiosi, costituiscono l’habitat ideale per lo sviluppo di questa pianta, che non ha bisogno di venire irrigata regolarmente» puntualizza Giraldin, «oltre che come spezia, lo zafferano è utilizzato per realizzare particolari creme pasticcere, panne cotte, confetture e gelati. Quindi è una risorsa preziosa anche per i professionisti, oltre che per i privati».

Si tratta di una spezia abbastanza costosa, conosciuta come “oro giallo” e fra le sue molteplici proprietà, come quella di essere un buon anti-invecchiamento, viene utilizzato in medicina per curare alcune patologie degli occhi. A ottobre spunteranno i primi germogli e gli agricoltori sono pronti a confrontarsi con una raccolta molto delicata che avviene esclusivamente in modo manuale: «Si raccolgono solo i pistilli del fiore e non devono essere rovinati, per questo le operazioni vanno eseguite manualmente, da addetti specializzati» continua Giraldin. Una mansione in cui sono impegnate quasi esclusivamente le donne: «Tendenzialmente abbiamo le mani più piccole e, di conseguenza, le operatrici riescono a staccare più facilmente i fiori» continua l’imprenditrice. Una raccolta molto particolare, che avviene all’alba, prima che i fiori si aprano, in modo da preservarne il sapore e l’aroma.

Tra le curiosità c’è la bassa resa: per produrre mezzo chilo di spezia sono necessari 80 mila fiori e 500 ore di lavoro: «Questi numeri danno la cifra dell’enorme sacrificio e dedizione che stanno dietro a tale coltivazione», conclude Giraldin. Il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato vuole sottolineare come sia importante valorizzare questo tipo di colture, anche rispetto ai cambiamenti climatici in corso: «Ci sono delle aziende agricole che hanno la lungimiranza di sperimentare coltivazioni alternative e lo step successivo sarà di farle conoscere al grande pubblico». 

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