Covid, boom di contagi “ fantasma” a Padova: «Fino al 40% dei casi non dichiarati»

Cattelan: «Molti non si sottopongono al test o si comportano come se nulla fosse. Servono mascherine e senso civico»

PADOVA. Il Covid corre più veloce di quanto non testimoni il report diffuso quotidianamente da Azienda Zero.

Secondo gli esperti, infatti, i casi “fantasma” viaggiano su un binario parallelo a quello noto al sistema sanitario con una velocità tutt’altro che trascurabile. Si tratta di positivi autodiagnosticati che non ufficializzano il contagio (rilevato con il fai da te) con un test nelle strutture autorizzate e di coloro che, pur di fronte a sintomi sospetti, non si sottopongono a tampone per paura di un risultato che potrebbe costringerli a chiudersi in casa. «Credo che ci sia una parte dei casi significativa, tra il 30-40%, che si muove sottotraccia» conferma Annamaria Cattelan, direttrice delle Malattie Infettive dell’Azienda Ospedale Università».

Untori fantasma

Lavoratori autonomi, giovani, persone con il biglietto per le vacanze in tasca, nonché soliti i negazionisti. L’identikit dei Covid fantasma è molto eterogeneo ma produce un unico effetto, ovvero quello di lasciare il virus a briglia sciolta, incuranti del fatto che nella sua corsa possa impattare sulle persone fragili che comunque, anche oggi, sono quelle che ne subiscono maggiormente gli effetti: «In questo momento c’è una percezione del rischio molto bassa, i viaggi sono aumentati e anche all’estero nessuno porta più la mascherina. Addirittura, in certi Paesi se la indossi ti guardano come una mosca bianca» sostiene Cattelan «la gente pensa che tanto si prende una piccola influenza che poi, una volta passata, lascia l’immunità. Ma se è vero che abbiamo molte meno polmoniti e sovrainfezioni batteriche, è vero anche che, in questo momento serve senso civico, perché bisogna tenere conto di quelle persone fragili che con il contagio rischiano una polmonite grave» insiste «io non dico che la gente debba correre da noi, la cosa importante da fare in questo momento è considerare che si vive in un contesto sociale. Chi è positivo e si isola, usa correttamente la mascherina e le regole igieniche, non trasmette il Covid. Il problema in questo momento sono gli “untori”, ovvero coloro che sanno di aver contratto il virus, ma si comportano come se niente fosse. Questo è un problema di responsabilità sociale e civile».

Lo stato dell’arte

L’andamento di questa nuova fiammata ormai è noto ai più: «Il sintomo principale in questo momento è un mal di gola molto forte» spiega Cattelan «associato perlopiù a febbre e mal di testa, tuttavia siamo di fronte a una variante molto meno patogena di quelle conosciute fino a ora e per questo motivo la gente tende a fregarsene. Resta il problema che siamo di fronte a un virus molto trasmissibile e che quindi circola tanto».

Ecco quindi che il mix tra abitudine alla convivenza con il Covid, quasi totale eliminazione delle restrizioni e minor pericolosità di sviluppare forme gravi ha spianato la strada al virus: «Le polmoniti gravi che vediamo in questo momento sono poche» prosegue la direttrice delle Malattie Infettive «e riguardano soprattutto le persone fragili e quelle non vaccinate. Malgrado questo, a Malattie Infettive stiamo comunque assistendo a un picco dell’attività anche nelle cure a domicilio. Stiamo trattando una quarantina di persone al giorno, una ventina con antivirali per somministrazione orale e altrettanti per via endovenosa. Non solo: complice anche la diminuzione dell’immunità, sia tra chi è vaccinato da molto che tra chi ha preso il virus nella prima ondata, nonché all’emergere delle nuove varianti, assistiamo anche a casi di reinfezione seppur in forme piuttosto lievi».

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