I capolavori nascosti di Giusto de’ Menabuoi a Padova

PADOVA. Era diventato il pittore di corte, della signoria dei Carraresi, quando Fina Buzzaccarini e il marito Francesco il Vecchio gli chiesero di decorare quello che volano far diventare il loro mausoleo: il Battistero del Duomo. Ma Giusto de’ Menabuoi, origini fiorentine e formazione lombarda, a Padova ha trascorso la sua maturità e realizzato i suoi capolavori. Alcuni dei quali, purtroppo, distrutti dalla follia della guerra. Quelli che rimangono ci raccontano il genio di un uomo del basso Medioevo, capace di immaginare il Rinascimento. Soprattutto perché immerso in una realtà florida come quella della Padova del Trecento.

La prima testimonianza artistica di Giusto in territorio veneto è del 1370, ed è la decorazione della cappella commissionata dalla madre di Tebaldo de’ Cortellieri per il figlio defunto, nella Chiesa degli Eremitani. Purtroppo ci rimangono solo alcune parti degli affreschi, che erano parte di un ciclo con l’allegoria dei vizi e delle virtù, le arti liberali, i padri della chiesa, i filosofi e gli uomini illustri dell’ordine.

Un ritrovamento fortuito, perché gli affreschi erano stati coperti da intonaco ma Julius von Schlosser riuscì a ricostruirne la complessità grazie a un manoscritto di Hartmann Schedel, studente di medicina a Padova tra il 1463 e il 1466. È soprattutto grazie a questo lavoro che ottenne altre committenze e si fece notare dai Carraresi. Nel Battistero del Duomo c’era anche un polittico che ancora per qualche settimana è possibile osservare da vicino, grazie all’esposizione nel Salone dei Vescovi del Museo Diocesano.

Il successo di Giusto a Padova fu tale da ricevere continue richieste di nuovi lavori. Così nasce la decorazione della cappella dedicata al Beato Luca Belludi nella Basilica del Santo, del 1382: era la cappella funebre dei fratelli Manfredino e Naimerio, figli di Alberto Conti. Un ciclo straordinario perché nella Visione del Beato Luca troviamo una raffigurazione perfetta della Padova del ’300 in cui si riconoscono molti luoghi: dal Palazzo della Ragione al Castello dei Carraresi decorato a scacchi bianchi e rossi.

A Giusto – assieme alla sua scuola – è attribuita anche la decorazione a fresco dell’oratorio di San Francesco a Curtarolo, quanto rimane di un piccolo monastero francescano del XII secolo. Infine c’è un’ultima opera da ricordare: nel 1394 giusto dipinse la decorazione della cappella di San Ludovico nella chiesa di San Benedetto, commissionata dalla badessa Anna, sorella di Fina Buzzaccarini. Le bombe che colpirono Padova nel 1944 la cancellarono dalla storia, privando la città di un altro capolavoro. 

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