La maialina robot grufola tra il fango creando compost

La maialina Giulia che grufola tra il fango essiccato nella grande serra dell’impianto Ca’ Nordio (fotoservizio Marco Corini per Agenzia Bianchi)

A Ca’ Nordio di Padova c’è una grande serra solare di mille metri quadrati che è l’unica in Italia: qui si depurano le fogne e si rimette in circolo nel Roncajette l’acqua ripulita

PADOVA. Si chiama Giulia e passa le sue giornate a grufolare tra il fango essiccato in una grande serra. Il suo è un lavoro silenzioso e nascosto, ma prezioso: fa bene all’ambiente e contribuisce a ridurre i viaggi dei camion in uscita dal depuratore di Ca’ Nordio, e quindi di risparmiare sui costi del carburante ormai alle stelle.

GIulia, inoltre, consuma pochissimo, non ha bisogno di mangiare né di riposare perché non è un animale in carne e ossa, bensì un maialino robotico. In realtà più che ad un suino assomiglia ad un rover lunare ed è l’unico inquilino della serra solare costruita un paio di anni fa accanto all’impianto di depurazione AcegasApsAmga.

Questo robot, completamente automatizzato, si comporta come un maialino che aiutandosi con il muso grufola sul terreno: Giulia per ore non fa altro che rivoltare le 200 tonnellate di fango stese sotto la grande serra da mille metri quadrati, accelerando così il processo di essiccazione svolto da questo impianto unico in Italia, semplice nella sua concezione e high-tech nella programmazione.

Ma per coglierne i benefici bisogna fare qualche passo indietro e spostarsi nel grande depuratore di Ca’ Nordio. I liquami che arrivano dalla rete fognaria di quasi tutta Padova vengono sottoposti al ciclo di depurazione, al termine del quale l’acqua ripulita viene immessa nel canale Roncajette mentre i fanghi che rimangono nelle vasche, circa 5 mila tonnellate l’anno, passano altre fasi di lavorazione.

Anzitutto avviene la decantazione di questa biomassa composta per il 98 per cento da acqua, ma anche da sostanze organiche, batteri, funghi, piccole alghe e microrganismi. Quindi si passa alla biodigestione che permette di eliminare i batteri nocivi ma anche di estrarre biogas e produrre energia elettrica. Infine la disidratazione meccanica con delle centrifughe che estraggono l’acqua presente nei fanghi.

«Con questi trattamenti riusciamo ad abbassare al 70% l’acqua presente nella biomassa» spiega Andrea Bertoncello, responsabile della depurazione cittadina, «ma se vogliamo ottenere del compost ancora più efficace, da impiegare nei campi come fertilizzate e allo stesso tempo ridurre i costi di trasporto dobbiamo asciugare ancora questi fanghi, in modo da ridurne anche il peso. Passando dal 70 al 30% di acqua si riduce di conseguenza il volume del materiale che dobbiamo portare fuori dall’impianto. Il che significa meno camion, meno viaggi, minor consumo di carburanti e minor inquinamento.

«Ovvio il vantaggio: ottenere un fertilizzante ancora più compatto. E qui entrano in gioco la serra solare e il nuovo reattore biologico. Entrambi hanno lo scopo di far essiccare i fanghi in maniera del tutto naturale, con un minimo impiego di energia e di risorse. Un sistema semplice nella sua concezione, ma complesso nella gestione dei processi, perché stiamo parlando di materiale organico, vivente».

Nella grande serra solare da mille metri quadrati, la sola presente in Italia, viene steso uno strato di 20 centimetri di fanghi, vale a dire 200 metri cubi alla volta. «Il processo dura dai 10 ai 15 giorni d’estate e poco più di un mese d’inverno» illustra Greta Bottin, processista di depurazione, «ed è regolato da un sistema di ventilazione che favorisce l’evaporazione dell’acqua. Il maialino robotico agevola e accelera questo processo perché non fa altro che rivoltare il terriccio in modo che quello più superficiale, già essiccato, lasci il posto a quello più umido sottostante. Entra in funzione automaticamente grazie ad un sistema di sensoristica che misura la temperatura esterna ed interna e regola i moti convettivi dell’aria. I parametri da tenere monitorati nella serra sono per l’appunto la temperatura, l’umidità e l’irraggiamento. Quando serve il maialino si attiva e rivolta il terreno. In un anno riusciamo a trattare circa 1500 tonnellate di fanghi».

Accanto alla serra è stato costruito l’impianto di essiccazione biologica: «E’ composto da due reattori» continua Bertoncello «all’interno dei quali viene favorito il processo di fermentazione biologica che produce calore e fa evaporare l’acqua contenuta nei fanghi. Il vantaggio rispetto alla serra è che questo trattamento non risente della stagionalità. Riusciamo a portare al 30% di umidità circa duemila tonnellate l’anno. Anche questo è un processo semplice e naturale, a noi spetta il compito di gestirlo e tenerlo in ordine».

La scheda sul depuratore

Il depuratore biologico di Ca’ Nordio ha una potenzialità che equivale a quasi 200 mila abitanti. Comprende la linea fanghi con stabilizzazione tramite digestione anaerobica (la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi) e la disidratazione in decanter (che interviene dopo la depurazione dei liquami). C’è anche una linea di trattamento dei rifiuti ottenuti dai residui delle operazioni di manutenzione delle fognature, fino ad un massimo di 10 mila tonnellate l’anno.

«Le analisi condotte dal laboratorio chimico di Padova permettono di mantenere costante il rendimento della depurazione», spiegano i tecnici dell’impianto, «verificandone la conformità ai parametri di legge».

In questi ultimi anni gli investimenti hanno permesso di estendere la potenzialità dell’impianto, con un beneficio per la qualità delle acque.

La rete fognaria

La rete fognaria gestita da AcegagApsAmga, gruppo Hera, è lunga 1.446 chilometri, serve oltre 120 mila utenze e tratta ogni anno più di 26 milioni di metri cubi. «Una rete complessa e delicata, che è cresciuta insieme alla città nel corso dell’ultimo mezzo secolo», spiega Andrea Rubin responsabile delle reti dell’acquedotto e della fognatura. «Con l’aiuto di modelli digitali abbiamo ricostruito la rete di canali e di scoli, un sistema misto che raccoglie i reflui e le acque delle precipitazioni. Questo ci ha permesso di capire dove va l’acqua e di risolvere le criticità studiando la situazione con la massima efficacia. Attraverso una pianificazione pluriennale delle opere abbiamo potenziato tutte le infrastrutture idraulico fognarie cittadine». —

In collaborazione con Adaptation Veneto

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