Training autogeno contro lo stress: all’Oic di Padova i primi impiegati in relax

Da sinistra Samuel Scavazzin, Paola Pizzo e Fabio Toso

Esperienza-pilota per i dipendenti della casa di riposo usciti da due anni di pressione legata alla pandemia. I risultati si vedono: “Arriviamo al lavoro tranquilli, ci sentiamo come rigenerati” 

PADOVA. Prima hanno dovuto reagire alla grande chiamata: gli ospedali hanno assunto gli operatori socio sanitari, svuotando di collaboratori le case di riposo. Poi hanno affrontato la pandemia e la fatica di un mestiere, già a stretto contatto con fragilità e complessità, è venuto a galla prepotente. Non restava che giocarsi il tutto per tutto, come un progetto pilota che porti benessere ai lavoratori per non farli scappare.

Nasce più o meno così l’esperimento della Cisl insieme all’Opera Immacolata Concezione, che si occupa in particolare della cura degli anziani, ma anche di servizi a domicilio e asili per bambini.

Ed oggi i dieci coordinatori della struttura che hanno partecipato al progetto – e che gestiscono il piano lavoro di 700 persone solo su Padova – assicurano che il benessere passa dalla meditazione, da una passeggiata intorno all’ufficio, dalle priorità da dare alla scaletta lavorativa: «Prima – racconta una lavoratrice – quando venivo in treno stavo attaccata al cellulare per leggere le mail e rispondere ai messaggi. Ora faccio training autogeno e arrivo a lavoro tranquilla». Così un collega: «Da quando mi hanno detto di mangiare fuori, nel parco della struttura, e lasciare il lavoro dentro nei 10 minuti di pausa, mi sento rigenerato».

«Durante i due anni di Covid», riferisce Paola Pizzo, segretaria territoriale Cisl, «le strutture di cura delle persone anziane si sono trovate a dover gestire i turni dei positivi; a pianificare ritmi di lavoro serrati; a confrontarsi con regole severissime che proteggevano gli ospiti e i legittimi bisogni delle famiglie di vedere i propri cari. Insomma, lo stress si è impennato ed è stata l’occasione per riflettere sulla gestione dei conflitti e delle criticità».

Il risultato pare aver funzionato molto bene, almeno a giudicare dalla soddisfazione dei lavoratori: il 100% vuole approfondire le strategie. «La Cisl – aggiunge il direttore generale della Fondazione Oic, Fabio Toso – ha guardato oltre l’emergenza e i canonici rapporti tra azienda e sindacati». Cosa resterà del progetto? «Questa sarà la seconda fase – continua il direttore – intanto abbiamo capito quanto è importante fermarsi e chiedere ai lavoratori cosa non va».

«Questa è una visione», suggerisce Samuel Scavazzin, segretario della Cisl, «avanti perfino alle politiche di welfare perché concentra l’attenzione sul benessere della persona, da cui nasce tutto il resto, dalla conciliazione lavoro-famiglia ad una produzione più motivata».

Da settembre il progetto pilota della Cisl con l’Oic sonderà altri settori: «In una settimana, da quando cioè abbiamo cominciato a diffonderlo dopo la sperimentazione all’Oic, ci hanno contattato già tre aziende produttive», sottolinea la Pizzo, «Tra queste anche operai produttivi, divisi e distribuiti in turni, ovvero vere e proprie fabbriche. Naturalmente il progetto va calato nella realtà precisa di ogni azienda».

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