Una “Stria” in piazzetta Gasparotto. Per il battesimo arriva Zerocalcare

Dall’esperienza del Bioslab nasce un nuovo collettivo, in affitto nei locali che erano di Andromeda

PADOVA. Una strega compare all’improvviso in città. Ma il suo arrivo non è casuale, un paio di immagini lo avevano annunciato. La prima è del 18 agosto 2020: all’alba scatta lo sgombero del Bioslab dai locali dell’Inps di Palestro, che vengono murati. Il collettivo si trova senza un luogo per la biblioteca di quartiere, per lo sportello di supporto legale ai migranti. Seguiranno mobilitazioni, proteste, raccolte firme e poi sipario.

Zerocalcare a Padova per parlare delle guerre e delle ingiustizie dimenticate

Il secondo scatto risale al febbraio del 2021: in piazzetta Gasparotto – luogo complesso, di confine, dove più realtà sono impegnate a tessere i fili di una rete – prende casa l’associazione Andromeda dell’ex parlamentare di An (oggi FdI) Filippo Ascierto.

Al grido di «gli spacciatori li mando via io», mette in campo una pattuglia di vigilantes dai modi spicci che si incarica di “bonificare” la piazza anche dai senzatetto.

Il tempo di un paio di inaugurazioni e qualche polemica e poi Andromeda scompare, lasciando tutto come lo aveva trovato, compresa la sede.

Ieri - e probabilmente anche oggi - decine di ragazzi sono impegnati in una corsa contro il tempo per rinfrescare quei vecchi locali, tre piani datati sotto tutti i punti di vista.

Perché è lì che da oggi abita Stria, collettivo che riunisce più associazioni (Open Gates, Antigone Refugees Welcome, Oblò, Io Tu), che riparte dall’esperienza di Bioslab, ma in forma evoluta e che vuole sperimentare nuove forme di attivismo, di auto-organizzazione politica e anche di collaborazione con le istituzioni.

LA PRESENTAZIONE

Il “battesimo” di Stria è una mini-rassegna di tre appuntamenti. Il primo, giovedì 26 maggio alle 18.30, ja portato in piazzetta Gasparotto, a confronto con Claudio Calia, Michele Rech, cioè Zerocalcare che - a proposito di fili che si riallacciano - fu tra i firmatari della petizione per il Bioslab dopo lo sgombero.

Stria è la strega e può far paura, «alle istituzioni oppure a chi non ha il coraggio di mettersi in discussione». Stria però è anche un segno, una striatura, qualcosa che resta nel tempo. O che da qualcosa che era rimasto riprende il filo di un discorso.

«Dopo lo sgombero del Bioslab abbiamo continuato a riunirci, anche con altre persone», racconta Omid Firouzi Tabar, che era una delle anime di quel collettivo e prima ancora del gruppo di Scienze Politiche. «Eravamo in dieci, poi sempre di più fino ai quaranta di oggi. Abbiamo fatto un percorso complicato, abbandonando categorie e ideologismi, mettendo a fuoco i limiti dell’esperienza di Bioslab, che era l’autoreferenzialità. Ma non volevamo che tutto questo si concludesse semplicemente andando a occupare un altro posto. Abbiamo capito di voler cercare un’altra sfida».

NON UN POSTO QUALUNQUE

Il percorso si è aperto, a un certo punto, all’incontro con le altre realtà di piazzetta Gasparotto: il Nadir, l’associazione Gasparotto, il co-working, ma anche i servizi sociali del Comune. Stria nasce così, da un’auto-analisi, una riflessione, un incontro, una voglia di sfida.

«Ci occuperemo di questioni di genere, di razzismo, di guerre, di ambiente, di sostenibilità urbana, di marginalità, di sicurezza», annunciano dal collettivo. «Vogliamo farlo in modo nuovo, nello stare insieme che deve essere un intreccio di espressioni autonome di qualsiasi soggetto. E con la volontà di trasformare questo pezzo di città, piazzetta Gasparotto, insieme a chi sta qui da tempo, valorizzando la libera auto-organizzazione dal basso, ma anche la collaborazione con le istituzioni».

Il che non vuol dire essere organici alle amministrazioni di turno, anzi: «Il conflitto dev’esserci e la collaborazione va sempre sottoposta a verifica costante», ammonisce Firouzi Tabar.

I CONTENUTI

Punti fermi: sarà uno spazio antifascista, antirazzista, che rifiuta il sessismo e l’omofobia, «a partire dalle relazioni fra noi attivisti». I locali presi in affitto, su tre piani, offrono tante opportunità. Ci staranno le associazioni, si faranno laboratori musicali, di teatro, di danza, si apriranno sportelli sull’immigrazione, sull’accoglienza, sulla tratta, sulle questioni di genere.

E ci sarà – sempre aperta, al centro di tutto – la biblioteca di quartiere, «strumento di rigenerazione». La sfida, manco a dirlo, è di quelle grandi: rendere sicura la piazza senza ronde, senza telecamere, ma con la vita di comunità, le relazioni.

«E’ l’unica sicurezza che conosciamo», conclude Omid. Oggi è Zerocalcare a parlare proprio di marginalità, di periferie, di bordi. Racconta il suo ultimo anno, dall’uscita della sua serie su Netflix in poi, ma parla anche di Rebibbia e di altre periferie, non solo romane. Poi Stria batterà altri due colpi, il 9 e il 17 giugno, con altri ospiti importanti: si parlerà di “soglie urbane” e di “razzismi di guerra”. E dopo partirà lo Yucca Fest che per piazzetta Gasparotto è la più classica delle botte di vita. Quest’anno ancora più forte, appunto perché c’è Stria.

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