Affrontare il fine vita. Un percorso all’Opsa di Rubano aiuta gli operatori a elaborare il lutto

La sala convegno dell'Opsa. Foto Piran

Il centro di assistenza è l’unico a garantire questo servizio. Una formazone che fa crescere il benessere lavorativo dei 60 dipendenti

RUBANO. Come affrontare la fine della vita di una persona cara: un percorso di formazione che ha visto protagonista l’Opsa di Rubano e i cui risultati sono stati presentati il 7 maggio, proprio all’interno della struttura in un convegno dedicato a lutto e morte.

Il tema della morte e di come gestire la perdita sono argomenti che spesso vengono evitati o messi in secondo piano, soprattutto in ambienti di lavoro che con la morte hanno molto a che fare.

Fuggire dall’idea della morte a volte sembra l’unico modo per non soffrire, per non ricordare di essere mortali. Affrontare questi temi è stato l’obiettivo del percorso di formazione dal titolo “Il lutto e le sue declinazioni nel mondo delle demenze” che ha coinvolto il personale della Casa Madre Teresa di Calcutta, centro di accoglienza e assistenza alle persone affette da deterioramento cognitivo.

IL CORSO ALL’OPSA

Il corso, nato ad ottobre 2021 e concluso nel febbraio 2022, ha coinvolto i dipendenti della struttura a tutti i livelli e si è occupato di raccogliere esperienze sul fine vita e sulla gestione della perdita, prima cognitiva e poi fisica, delle persone.

Attraverso una diversa narrazione del rapporto con gli ospiti della struttura econ i loro famigliari, il progetto ha portato ad analizzare la relazione tra i dipendenti con il decorso delle malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer) e la conseguente perdita del paziente.

«Il corso ha rappresentato un’esperienza unica che ha coinvolto diversi tipi di professionalità» racconta don Roberto Ravazzolo, direttore generale dell’Opsa «Il confronto da più punti di vista sul tema dell’Alzheimer è stato fondamentale per comprendere meglio il processo del decadimento cognitivo e della morte».

LA SOFFERENZA DEL PERSONALE

La necessità è nata dal senso di sofferenza del personale generato dalla morte di ospiti che spesso avevano costruito solidi rapporti all’interno della struttura durante il ricovero.

Il progetto, unico nel suo genere, è stato pensato appositamente sulla realtà della Casa Madre Teresa di Calcutta, ad oggi uno dei pochi centri in Italia in grado di occuparsi a tempo pieno e con competenza dei pazienti affetti da demenza.

All’interno del centro sia il paziente che i suoi familiari vengo seguiti durante tutte le fasi della malattia, con la garanzia di servizi specifici e professionali.

Il percorso di formazione è stato coordinato dal dottor Andrea Melendugno, psicologo e psicoterapeuta della struttura, in collaborazione con professori e ricercatori del dipartimento Fisppa dell’Università di Padova. Tutti i 60 dipendenti della struttura hanno accolto positivamente la formazione e sono stati entusiasti dei risultati.

IL “LUTTO AMBIGUO”

Il tema principale emerso dalle conclusioni è stato quello della maggiore comprensione del “lutto ambiguo”: un lutto che si vive quando si è a contatto con una persona affetta da una malattia neurodegenerativa che mantiene la sua forma fisica, ma perde gradualmente le facoltà mentali e la propria identità.

I partecipanti hanno riscontrato una maggiore competenza nell’affrontare queste particolari situazioni sul luogo di lavoro, di conseguenza ciò ha portato ad una maggiore soddisfazione lavorativa. Il benessere generato dal corso emerge anche nella quotidianità dei dipendenti.

Nei mesi successivi è aumentata la facilità di comprendere ed esternare i sentimenti personali, che ha migliorato e rafforzato i legami tra colleghi.

«Dai risultati del corso abbiamo notato che si è creata una rete di supporto reciproco tra i dipendenti», spiega il dottor Gianmarco Biancalani, esperto di psicologia palliativa.

Il percorso non terminerà solo con la pubblicazione di uno specifico studio scientifico, ma continuerà ad interessare i dipendenti che hanno sottolineato la necessità di altri momenti di formazione.

«Dal questionario somministrato alla fine è emerso il desiderio di avere un supporto continuativo per migliorare ulteriormente il lavoro quotidiano», afferma la dottoressa Lucia Ronconi, esperta di analisi quantitativa dei dati e consulente statistico dell’Università di Padova.

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