Litri di gasolio rubati dall’oledotto Ies a Monselice. Assoluzione per Mario Miotto

Assieme ad altri sette, Miotto era finito nell’inchiesta partita dai carabinieri della stazione di Este che, tra il marzo 2017 e il novembre 2018, avevano accertato una serie di “furti” di gasolio prelevato dalle condotte della Ies spa

MONSELICE. Certo, alcune intercettazioni hanno confermato legami con il resto della banda, ma sono avvenute a due anni dal furto contestato. E ancora, è vero che è stato lui a fornire alla banda il furgone con cui trasportare il gasolio rubato, ma non c’è modo di provare che potesse sapere l’effettivo utilizzo del mezzo. Per questi e altri motivi è stato assolto Mario Miotto, 43 anni di Monselice, già gestore della birreria Walhalla di via Carrubbio.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice Claudio Marassi del Tribunale di Padova nell’udienza del 23 marzo scorso: Miotto, difeso dall’avvocato Andrea Toninello, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il 43enne monselicense, che ha affrontato il rito abbreviato, era accusato di furto aggravato e di associazione a delinquere.

Assieme ad altri sette, Miotto era finito nell’inchiesta partita dai carabinieri della stazione di Este che, tra il marzo 2017 e il novembre 2018, avevano accertato una serie di “furti” di gasolio prelevato dalle condotte della Ies spa, l’oleodotto che segue un percorso di 120 chilometri, a due metri di profondità rispetto al piano campagna, da Porto Marghera fino a Mantova. Almeno diecimila litri di gasolio erano stati rubati in svariate incursioni tra Monselice, Casale di Scodosia, Este, Trebaseleghe e Piove di Sacco.

Il primo furto sarebbe avvenuto tra il 16 e il 17 marzo 2017: da una condotta interrata nel territorio tra Vanzo e Monselice sarebbero stato “aspirati” 2 mila litri di gasolio. Episodio, questo, che peraltro aveva causato anche un serio problema di inquinamento. Miotto, in particolare, era accusato di aver fornito alla banda il furgone per il trasporto del gasolio verso la destinazione finale, cioè in mano ai ricettatori del carburante. Questi ultimi lo acquistavano a 90 centesimi al litro, senza farsi tante domande sulla provenienza del prodotto. A complicare la situazione di Miotto erano state le celle del suo telefono cellulare, che il 15 marzo 2017 avevano intercettato quello di un componente della banda proprio all’altezza di Vanzo. I tabulati hanno poi segnalato frequenti contatti con altri membri, soprattutto nel 2019. A scagionare Miotto due valutazioni: il fatto che la cella incriminata si trovasse tra il suo bar e l’abitazione (dunque probabilmente agganciata durante il percorso) e l’evidenza che quei contatti erano sì frequenti, ma comunque decisamente in là col tempo rispetto al prelievo del gasolio.  

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