Venti milioni di euro per salvare un borgo che rischia l’abbandono

Il finanziamento grazie al Pnrr premia un progetto a regione Viaggio tra i tesori padovani in cerca di nuove opportunità

padova

L’impresa è ardua ma il piatto è davvero ricco. Venti milioni di euro e una sola fiche da spendere in Veneto. Ventuno quelle dispensate in tutta Italia: una, appunto, per ogni regione. A metterle a disposizione è l’ormai citato e ri-citato Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che tutti i cittadini italiani stanno imparando a conoscere. E che, tra le varie linee di finanziamento per rilanciare l’Italia messa in ginocchio dalla pandemia, ha creato un tesoretto da 420 milioni di euro per quei tanti borghi, piccoli tasselli del grande mosaico di storia, arte e turismo della nostra nazione, che rischiano lo spopolamento e l’abbandono. In questi giorni la Regione Veneto ha chiamato a raccolta i 563 Comuni veneti e dunque anche i 102 padovani, chiedendo agli enti locali di candidare i borghi a cui poter destinare il pingue finanziamento nazionale da 20 milioni.




Il bando del Pnrr si colloca nel capitolo “Attrattività dei borghi” e prevede due linee di finanziamento. La prima, la Linea A, si intitola appunto “Progetti pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi a rischio abbandono e abbandonati”. L’obiettivo: rilanciare economicamente e socialmente borghi disabitati o comunque caratterizzati da un avanzato processo di declino. Si parla dunque di piccole località, perlopiù frazioni, che pur nel decadimento abbiano mantenuto riconoscibile la loro struttura insediativa storica e che non contino più di 300 abitazioni. In ogni Regione verrà premiato un borgo-pilota a cui saranno destinati 20 milioni di euro. A cosa serviranno questi soldi? A rivitalizzare il tessuto economico-sociale, a conservare il patrimonio edilizio e dunque arte, storia, cultura e tradizioni, a favorire l’insediamento di nuove attività, dal campo culturale a quello turistico, passando per commercio, artigianato e agroalimentare. E poi a favorire la residenzialità e ad attirare nuovi flutti turistici. Recupero e rigenerazione, dunque, le direttive imposte dal Pnrr.



Sia chiaro, non è facile entrare in questo maxi-finanziamento, sia per l’unico posto a disposizione sia per la non banale difficoltà di creare progetti credibili e realizzabili. Non a caso, proprio in questi giorni scade la possibilità di segnalare alla Regione (che poi dialogherà con le strutture del Pnrr) un interesse a questa linea di finanziamento: le adesioni dal Padovano sono praticamente nulle, anche se come spesso accade le adesioni potrebbero arrivare proprio allo scadere. Valutate le proposte, la Regione selezionerà il borgo-pilota e invierà la candidatura al Ministero della Cultura entro il 15 marzo.



Il Padovano, realtà di tanti Comuni e di conseguenza ancor più di località e frazioni, i borghi che conciliano pregi storici e culturali e un serio rischio di dimenticanza e abbandono non mancano. Anzi. Gli esempi posti a contorno di questo articolo raccontano di realtà che potrebbero, e forse meriterebbero, di ambire a una nuova chance di vita e crescita. Da Creola a Valsanzibio, da Pontemanco a Pontecasale, da San Salvaro a Isola Mantegna. Ma non sono gli unici. Tra chi ha avanzato una possibile candidatura ci sono ad esempio le frazioni di Vigodarzere (Saletto, Terraglione e Tavo), mentre nei Colli i borghi che non possono finire nell’oblio potrebbero essere Valnogaredo (nella cui chiesa è sepolto pure un papa), Cornoleda (patria “locale” dell’olio) e soprattutto Vo’ Vecchio, la piccola Venezia degli Euganei che oggi è anche luogo della Memoria. Andando nella Bassa, perché non pensare ad Altura a Casale, dove un tempo Villa Correr era cuore della vita economica e sociale della Sculdascia, o alla Grompa di Villa Estense: qui le case si svuotano di anno in anno, lasciando nella solitudine la chiesetta del 1400 di Santa Rantua e lo straordinario spettacolo decadente di Villa Paradiso.

Venti milioni sono un’importante responsabilità e un impegno da poco. Ma anche, e soprattutto, una grande occasione. —



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