Il carovita a Padova: dal caffè al tramezzino, tutti i prezzi in aumento

L’effetto delle materie prime anche al bar. Un terzo dei locali ha già ritoccato il listino prezzi, gli altri lo faranno a febbraio e qualcuno prova a resistere per i clienti

PADOVA. Era già nell’aria da dicembre che i bar avrebbero ritoccato il listino prezzi e così è stato. Un terzo dei baristi ha già aumentato di 10 centesimi la tazzina del caffè, di altri 10 centesimi la brioche, di 20 centesimi il tramezzino e di 50 centesimi il calice di spritz. A spingere sull’acceleratore dei rincari l’aumento delle materie prime: costano di più il burro, il latte, il caffè in torrefazione ma anche l’alcool, e poi l’energia elettrica ed il gas: solo la bolletta dell’energia elettrica è più che raddoppiata.

I primi locali a mettere mano ai prezzi sono stati quelli della periferia, che erano già i più bassi. Il centro sta a guardare, qualcuno ha già aumentato, ma i più aspettano il prossimo mese. «Abbiamo portato il caffè a 1,20 euro da 1,10 euro, così la brioche, da 1,10 euro a 1,20 euro, il tramezzino da 1,50 euro a 1,60 euro e lo spritz – solo quello Aperol – da 2,50 euro a 3 euro, equiparandolo allo spritz Campari e Cinar», rivela Alessandro Chiarotto, del bar Tre Scalini al Portello, nel cuore del quartiere universitario.

«I clienti, almeno in questi due giorni di aumenti, non hanno mai protestato: vedono anche loro, con le bollette domestiche, gli aumenti. E comunque siamo sempre meno cari dei colleghi del centro. Per noi l’energia elettrica è passata da 900 euro a 1.300 euro. Il Governo doveva intervenire calmierando i prezzi: questo non è un libero mercato, ma una libera ghigliottina».


I tre Scalini sono anche sotto la media dei rincari perché il tramezzino, in media, è salito a 1,70 euro. In centro inoltre lo spritz non si trova a meno di 3,50 euro e, più spesso, a 4 euro. Così al bar Piazza dei Signori: «I prezzi sono aumentati a novembre», ricordano Giorgia e Bali, «lo spritz è arrivato a 4 euro, un po’ come in tutto il centro, la pasticceria è aumentata di 10 centesimi e i tramezzini sono aumentati di 20 centesimi».

La centenaria pasticceria Graziati, invece, non ha ancora rincarato. Il titolare, Fabrizio Graziati, ci sta pensando, lo farà il prossimo mese: «Dico solo questo», sottolinea, «da 3.000 euro di energia elettrica sono passato a 5.000 euro; faccio fatica a trovare il burro e perfino le scatole per il confezionamento e, quando trovo la materia prima, è molto più cara di prima. Ci andremo con i piedi di piombo, ma per mantenere una qualità molto alta è inevitabile aumentare i prezzi».

Chi può, magari perché mono marca di caffè, evita di mettere mano alla famosa tazzina: «Non abbiamo toccato l’espresso», assicurano da Steampower, «invece abbiamo aumentato la brioche di 20 centesimi: da 1,20 euro a 1,40 euro».

Idem Goppion: «Noi abbiamo il Goppion come miscela e riusciamo a tenere il prezzo stabile con un decente margine di guadagno», riferisce il titolare Massimo Barbiero, «il resto dei prodotti ha subito qualche leggera modifica».

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Eppure c’è chi tiene duro per amore dei clienti e di aumenti non vuol saperne: «Le miscele sono aumentate ben due volte nel corso del 2021 e i rincari riguardano anche il burro, il latte e le farine, ma i fornitori ci sono venuti tutti un po’ incontro», interviene Cristina Carpentiere, di Latte e miele.

«Sappiamo che sono tempi duri e saranno tempi durissimi, ma non vogliamo aumenti perché sono tempi difficili anche per i nostri clienti». E proprio loro, i consumatori, reagiscono meglio di quello che si potrebbe pensare. Il caffè in particolare ha un valore sociale, ma gli aumenti sono percepiti da tutti: dalle bollette di casa alla spesa e così alla fine nessuno si è lamentato, almeno in questi pochi giorni di rincari.

Dall’osservatorio dell’Associazione provinciale pubblici esercizi però è solo questione di tempo: «Il mese prossimo almeno la metà dei locali avrà fatto degli aumenti», è l’analisi di Filippo Segato, segretario Appe, «e chi vuole resistere, farà bene a pensarci due volte: se, poi, non ci stai dentro con i prezzi rischi di chiudere. Va bene scegliere di non aumentare il caffè, diciamo che potrebbe essere una scelta politica rivolta ai propri clienti, ma si possono aumentare altre voci del menù, meno impattanti. Ma una cosa è certa: tutti i baristi – e anche i ristoratori – si stanno scontrando con la dura realtà dei rincari delle materie prime.

Del resto erano almeno tre anni che non c’erano aumenti sul listino prezzi dei bar, mentre da gennaio l’energia elettrica è più che raddoppiata: la pasticceria Estense, della nostra socia e referente del settore Federica Luni, ha pagato 3.077 euro, contro i 1.390 della penultima bolletta. Parliamo di 1.700 euro in più che per recuperarli servirebbero qualcosa come 17 mila tazzine di espresso. Considerando poi gli altri rincari: dalle materie prime per lavorare in laboratorio, al gas, penso proprio che il terzo che vuole resistere farà bene a farsi due conti. Sono convinto che gli aumenti saranno generalmente ineluttabili, giusto il tempo di rendersi conto di quanto gli le materie prime pesino sulla propria attività».

Segato sottolinea inoltre che i ritocchi dei listini prezzi sono, tutto sommato, molto bassi, proprio perché “spalmati” su tutta la clientela: «Se consideriamo che due caffè al giorno peseranno sul consumatore 20 centesimi in più», continua Segato, «stiamo parlando di 4 euro al mese che in un bar, per il cliente, si traducono in servizi: qualità, un bagno pulito, il giornale a disposizione». Segato non risparmia nemmeno il confronto con l’estero: «La provincia ha più di 3 mila pubblici esercizi – continua il segretario dell’Appe – E questa è una risorsa per il consumatore ma scatena anche una concorrenza spietata tra gli esercenti, che devono tenere a mente che 10 centesimi non sono uno strumento per accaparrarsi un cliente in più». —

 

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