Aviaria, c’è l’ok del Ministero per ripopolare gli allevamenti

Dopo due mesi di abbattimenti riprende l’attività in una quarantina di Comuni Ad oggi sono 41 gli episodi registrati in provincia: danni per decine di milioni

ESTE

Influenza aviaria, dopo oltre due mesi di contagi e abbattimenti di milioni di capi arrivano i primi provvedimenti per la ripresa dell’allevamento nelle zone più lontane dai focolai. Si tratta di un’area che comprende una quarantina di Comuni padovani, mentre vengono confermare le restrizioni per la zona di Este e Montagnana. Intanto le organizzazioni di categoria agricole chiedono alla Regione il riconoscimento dello stato di calamità in modo da poter attivare le forme di aiuto per il settore.




Sono 298 i focolai di aviaria scoperti in Italia dal 19 ottobre al 4 gennaio: di questi, 246 in Veneto e 41 nel Padovano. I riaccasamenti (quindi la possibilità di ripopolare gli allevamenti) decisi mercoledì dal Ministero della Salute interessano una parte importante della provincia di Padova, in sostanza tutta la zona sud orientale, la cosiddetta area “verde” classificata a “medio rischio”. Resta esclusa tutta l’area “rossa” ad “altissimo rischio” che comprende la zona di Este, Montagnana e ovest Colli, dove si concentra la maggioranza degli allevamenti padovani. Si tratta di un primo segno di ripartenza, invocato dagli stessi allevatori per riprendere gradualmente l’attività dopo mesi di paralisi. Interessate anche la provincia di Rovigo, il Veneziano e parte del Vicentino. Si inizierà con i polli e i tacchini, con severe prescrizioni da seguire, considerata la situazione epidemiologica ancora delicata.



Intanto sono state avviate le procedure per il riconoscimento dei danni diretti e indiretti subiti dagli allevatori. Confagricoltura, Cia e Coldiretti hanno chiesto alla Regione, con una lettera inviata nei giorni scorsi, di dichiarare lo stato di calamità sulla base del decreto legislativo 102/104, in modo da attivare tutti gli strumenti di sostegno possibili. «Siamo fiduciosi in una ripartenza» afferma Simone Menesello, presidente della sezione avicola nazionale di Confagricoltura e titolare di un’azienda a Lozzo Atestino «anche se sarà lenta, graduale e andrà gestita con oculatezza, sperando che il peggio sia alle spalle. A livello regionale la diffusione del virus sta rallentando. I dirigenti regionali della sanità hanno espresso la volontà di svuotare completamente, entro il 15 gennaio, gli allevamenti di broiler e tacchini presenti nelle aree colpite. In provincia di Padova l’operazione può dirsi conclusa». «La situazione resta comunque difficile per molti allevamenti» aggiunge Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova «L’ultimo focolaio è stato a fine dicembre, ormai polli e tacchini non ce ne sono più e speriamo dunque che l’epidemia sia finita e in febbraio si possa ripartire tutti. Questa pandemia sta mettendo in gravissima difficoltà molti allevatori, che non riescono a pagare le rate dei mutui e inoltre non riescono più a sopportare l’esorbitante aumento dei costi, che da gennaio ha segnato un +55% per l’energia elettrica e un +42% per il gas, che vanno assommati ai rincari esorbitanti del 2021». Coldiretti calcola che nella nostra regione finora l’aviaria sia costata mezzo miliardo di euro, di cui alcune decine di milioni nel Padovano. —

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