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«Incatenato a un albero per 25 mesi»: la prigionia di padre Maccalli in Niger

Padre Maccalli in ginocchio davanti a papa Francesco dopo la liberazione

Il missionario incontra a Feriole l’amico e scrittore Ghidotti: «Gigi è pronto a tornare in terra d’Africa»

SELVAZZANO. «Ho trascorso gran parte dei venticinque mesi della prigionia incatenato a un albero, tra dune di sabbia e anfratti di rocce torturate dal sole. Di notte per far passare il tempo ammiravo il panorama e contavo le stelle». È uno dei passaggi della lunga conversazione di padre Pier Luigi Maccalli, il missionario rapito in Niger nella missione di Bomoanga e rimasto per oltre due anni nelle mani dei sequestratori e liberato i primi di ottobre del 2020 in Mali, con l’amico Riccardo Ghidotti, scrittore e storico di Monselice, originario dello stesso paese del missionario.

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