Pontelongo, 150 residenti scrivono a Zaia contro l’impianto a biogas

Un impianto di biogas realizzato in provincia di Padova

Sì della Regione alla società Ca’ di Mezzo. Anche il Comune dà ragione ai cittadini: «Attirerà mezzi pesanti su una strada arginale di 3 metri con passaggio a livello»

PONTELONGO. «La nostra battaglia non è contro un’attività produttiva ma per trovare le modalità di una convivenza che tenga conto del diritto alla tutela della nostra incolumità che sembra invece essere stato relegato ad una nostra mera preoccupazione. Siamo invece angosciati e fortemente preoccupati per una situazione già molto precaria».

È l’appello che i residenti di via San Valentino, via Paletto, via Peverini e via Terranova Sinistra hanno rivolto in una lettera aperta al presidente del Veneto Luca Zaia e alla suo vice Elisa De Berti, alla luce dell’autorizzazione accordata dalla Regione per la realizzazione di un impianto a biogas ad un’azienda agricola che si trova proprio nella zona lungo l’argine sinistro del Bacchiglione.

Sono pronti anche a rivolgersi al Tar per fare valere le loro rimostranze. Al loro fianco c’è anche il Comune, che nelle conferenze di servizio ha provato, sempre invano fino ad ora, a sostenere le loro osservazioni e proposte davanti agli altri enti coinvolti.

La Regione ha approvato, a favore della Società agricola Ca’ di Mezzo, che ha sede legale in via Terranova Sinistra e operativa in via San Valentino, la costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di biogas proveniente dalla cofermentazione anaerobica di sottoprodotti di origine biologica, provenienti da attività di allevamento di origine aziendale (7.340 tonnellate all’anno, pari al 78 %), da prodotti di origine biologica (coltivazioni agricole dedicate, 700 tonnellate all’anno, pari al 7%), compresi quelli residuali (1.400 tonnellate ogni anno, pari al 15%). Prodotti che non costituiscono rifiuto, ottenuti dalla coltivazione su terreni propri, in affitto e acquistati sul mercato.

La questione, più per l’impianto in sé che è di ultima generazione, è legata fondamentalmente alle conseguenze che la sua presenza comporterebbe sulla viabilità di una strada arginale strettissima e già molto trafficata, da tempo impraticabile per pedoni e ciclisti.

«Disagi e pericoli si aggraveranno» sottolineano gli oltre 150 firmatari della lettera «rendendo di fatto la situazione non più sostenibile per l’ulteriore e continuo transito di pesanti mezzi agricoli che il nuovo impianto comporterà. Parliamo di una carreggiata che in certi punti non supera i tre metri di larghezza, priva di piazzole di scambio. Il rischio è poi particolarmente grave sul lato che costeggia il fiume, dove si sono verificati incidenti mortali anche a causa dell’assenza di guardrail di protezione. Servirebbero piazzole, limitazioni agli orari di transito e l’istituzione di un senso unico».

C’è poi la questione del passaggio a livello della littorina all’altezza dell’incrocio tra la Sr 516 e via San Valentino. «Da anni gli interminabili tempi di chiusura del passaggio a livello formano lunghissime code sull’argine e sulla Sr 516» aggiungono «mettendo in pericolo pedoni e automezzi. I tempi di chiusura inoltre sono talmente lunghi che in caso di urgenza, come il transito di una ambulanza, l’attesa rischia di trasformarsi in tragedia». ––

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