Martedì 21 dicembre in regalo il calendario 2022 del Mattino di Padova

In omaggio con il giornale una selezione di dodici scatti dei nostri lettori che rappresentano un territorio stupendo

PADOVA. La nonna Bianca, originaria di Treviso, maestra elementare con la passione della Settimana Enigmistica, voleva ogni anno lo stesso calendario. Se lo appendeva vicino alla stube, in cucina, e sembrava quasi temesse che, a cambiare modello, il chiodo che stava lì da tempo immemorabile si piegasse su se stesso, in segno di sdegno per l’affronto alla tradizione.

Quel calendario lì, lo voleva bello grande, senza fronzoli, ’che doveva scriverci dentro tutte le sue cose. Era l’agenda di casa, segnava davvero il tempo. Nello studio austero e anche pesantino del nonno Corrado, suo marito, c’era il datario, ma quello – credo – era più un vezzo borghese d’antan, che una vera e propria necessità.

E oggi? Oggi il calendario fa quasi sorridere. Non solo e non tanto perché sembra un oggetto fuori dal tempo, ma proprio perché è la nostra stessa nozione di tempo, ad essere completamente cambiata. Pensate per un attimo non a voi stessi, ma a quello che vi circonda.

Nella scelta delle immagini che compongono un calendario illustrato – come quello che vi offriamo con il mattino martedì prossimo, e solo quel giorno – bisogna tenere presente la stagionalità. Non puoi mettere una montagna innevata sul mese di luglio, per capirci. E ci mancherebbe altro.

Ma davvero, con i disastri prodotti dal cambiamento climatico (e con la nostra propensione a considerarli episodici, anziché strutturali), dobbiamo continuare a far finta di nulla e mettere la neve a dicembre e il sole torrido ad agosto?

La tradizione, certo. Ma verrebbe quasi da dire il “meteo percepito”, ovvero l’infingimento generale che l’alternasi delle stagioni, i ritmi di questa nostra terra sempre più squinternata (per causa nostra) siano rimasti gli stessi. E che vadano, appunto, eternati in un calendario.

Il tempo inteso come elemento climatico, insomma. Ma poi c’è quell’altro tempo, quello che segna le nostre vite sempre più frenetiche; quel tempo che spesso fatica a programmare il domani tanto è impegnato nel cercare di districare l’oggi.

Abbiamo conosciuto anche il terzo tempo, non quello del rugby ma quello della sospensione del presente, il lockdown e tutto ciò che si è portato dietro.

Vedete, il calendario illustrato in carta patinata e formato extra large è lusso per pochi, dono di rappresentanza che se anche non hai una parete libera dove appenderlo pazienza, perché non era nato a quello scopo.

C’è quello ma c’è anche il calendario semplice, “basic” diremmo adesso. Quello di mia nonna, che ci scriveva su. E delle vostre nonne, magari. Chissà quanti ancora ce l’hanno. E come lo usano, oggigiorno. Forse, in questo delirio di tecnologia, la cara vecchia amata carta dà ancora quella rassicurante certezza che ti dava una lettera spedita per posta, se paragonata ad una algida email. Un po’ come accarezzare un vinile, piuttosto che sentire musica in una cuffia wireless ad alto concentrato di sound design.

L’incedere del tempo, ma anche la Storia, quella con la “esse” maiuscola. Guardate il Palazzo della Ragione da via Boccalerie oppure l’intrico di statue, lampioni, tetti e campanili in Prato.

Una volta li fotografavi con la macchina analogica, magari con una Polaroid. Adesso, ti fai un selfie col telefonino. Ma sono sempre quella roba lì, foto che potremmo aver scattato chissà quanto tempo fa. Il “Genius loci”.

Poi c’è quell’intrico simmetrico di geometrie e colori del Net Center, mese di dicembre, che sembra quasi un colpo allo stomaco, perché a fine anno irrompe, improvvisa e inattesa, la modernità, quasi a voler suggerire un ponte verso il 2023. Ecco, forse questo calendario, più che scandire lo scorrere del tempo, vuole fermarlo, per osservarlo più da vicino. Ci sono i topos, certo, perché il calendario (un po’ come il Natale) è più tradizione che extravaganza. Ma ci sono anche immagini meno comuni, più «laterali». Non sono nostre, ma vostre. I dodici scatti che accompagneranno noi e voi verso un 2022 che – strano a dirsi? – fatichiamo a inquadrare sono figli di un concorso fotografico che si chiamava «Padova Meraviglia» e che ha sfornato scatti di grande qualità. Scatti che restano, appunto. E sono foto non di turisti, non di professionisti planati su Padova, ma di fotoamatori che sanno guardare i luoghi in cui vivono, grandangolo e dettaglio.

Martedì, vi auguriamo buon anno in anticipo.

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