«I dolci in carcere poi le pizze così ho superato la reclusione»

Apre oggi la pasticceria Giotto in corso Milano che vende i prodotti realizzati al Due Palazzi La storia di Davor: «Lavorare ci permette di immaginare un futuro una volta scontata la pena» 

La testimonianza

Ingredienti scelti per una ricetta decisamente ben riuscita. «Sono entrato in carcere nel 2000, poi a settembre 2005, quando il giudice ha confermato definitivamente la mia pena, è stato deciso che sarei stato trasferito nella casa circondariale Due Palazzi di Padova. Avevo chiesto di poter lavorare, per me è sempre stato fondamentale, e fortunatamente la mia richiesta è stata esaudita».


Davor è un cinquantenne di origine croata e, nelle sue “ore di semilibertà” fa il pizzaiolo nella pizzeria “Adalta” nel quartiere Forcellini. È una delle attività di ristorazione dalla cooperativa sociale Work Crossing, la stessa che, proprio nel 2005, ha dato vita al laboratorio di pasticceria professionale Giotto in carcere. «Ho sempre amato cucinare e nel corso dei miei primi anni in Italia ho lavorato in molti ristoranti, ma non avevo mai avuto l’opportunità di specializzarmi e imparare davvero un mestiere. A gennaio del 2006, dopo aver superato una piccola prova, sono entrato a far parte della squadra di apprendisti pasticceri del laboratorio interno al carcere: una sfida che, fin dal primo giorno, mi ha dato quella spinta mentale ed emotiva di cui avevo bisogno per andare avanti».

Ma sentirsi utili, fattore d’imprescindibile importanza per chi deve trascorrere le sue giornate in isolamento, non è l’unico motivo che porta i detenuti a chiedere di poter lavorare: «Molti hanno una famiglia, spesso dei figli da mantenere e, si sa, per vivere bisogna guadagnare» spiega Davor. Rispetto alle mansioni retribuite offerte da altri penitenziari, il laboratorio di pasticceria possiede un valore aggiunto che fa una sostanziale differenza: getta “da dentro” le fondamenta necessarie per costruirsi una vita onesta oltre le sbarre. «C’è anche chi aiuta con le pulizie, o con i lavori di manutenzione di vario genere, ma questi lavori difficilmente saranno dei deterrenti per impedire agli ex detenuti di tornare a svolgere fuori le stesse attività che li hanno portati dentro, dove, auto-condannandosi a un ciclo vizioso infinito, molto probabilmente torneranno».

Ad oggi i dipendenti assunti regolarmente dalla cooperativa sociale Work Crossing sono 46: quasi il 10% del totale dei detenuti del Due Palazzi (circa 500 persone). «Purtroppo non tutti i carcerati hanno l’opportunità di fare un’esperienza come la mia, ed è un vero peccato sotto vari punti di vista. Spero che, anche grazie all’apertura di una pasticceria esterna per “gli interni”, tutte le case di reclusione possano prendere esempio da questo progetto. Permettere ai detenuti di imparare un mestiere ha il duplice effetto di sostenere il singolo nel presente, di beneficiare la collettività nella prospettiva di un suo futuro ritorno nel mondo reale». Dopo la gelateria di via Roma, i dolci realizzati dai detenuti saranno venduti anche al civico 105 di corso Milano dove questa mattina verrà inaugurato il nuovo bar-pasticceria Giotto. —



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