Montagnana, la sanità pubblica ai privati: esternalizzato il Punto di primo intervento

Un raggruppamento di tre imprese fornirà medici, infermieri e addetti del 118 per 12 mesi al costo di 1,2 milioni di euro

MONTAGNANA. Un’intera struttura di sanità pubblica affidata ai privati. Da ieri mattina il Punto di primo intervento di Montagnana, l’ex Pronto soccorso della città murata, vede all’opera esclusivamente personale di un’azienda privata. Anzi, un raggruppamento di imprese, che fornirà medici, infermieri e personale per il 118. Sarà così per almeno un anno, e il costo dell’appalto supererà in dodici mesi il milione di euro. L’Usl 6 lo aveva annunciato due mesi fa e ora il proposito diventa reale, offrendo un precedente importante nella gestione della sanità pubblica padovana.

DUE IMPRESE VENETE, UNA TOSCANA

A metà ottobre l’Usl 6 ha affidato ad un raggruppamento temporaneo di imprese il servizio medico e infermieristico del Punto di primo intervento montagnanese e del Suem 118 di Montagnana. Il servizio è stato aggiudicato a favore di Mst Group srl di Vicenza (capogruppo mandataria), Bmc H24 Assistance srl di Monteriggioni (Siena) e Castel Monte Società Cooperativa Sociale di Montebelluna (Treviso). Questo gruppo di imprese è stato l’unico a partecipare alla gara, che affida il servizio per dodici mesi e assicura un introito di 1.194.536,38 euro. Quasi centomila euro al mese. Di fatto alla struttura montagnanese saranno destinati una decina di infermieri e otto medici.

CARENZA DI PERSONALE

Ieri è appunto avvenuto il passaggio di consegne, con i professionisti del privato che hanno preso il posto di quelli pubblici. La riorganizzazione del lavoro, aveva ben chiarito l’Usl, è stata decisa per far fronte alla grave carenza di personale dell’azienda sanitaria. Solo qualche giorno fa la Cisl, d’altro canto, aveva denunciato che nell’organico dell’Usl 6 mancano almeno 400 operatori sanitari tra oss e infermieri, un centinaio di medici e ottanta tra sanitari, addetti alla prevenzione e assistenti. E così i medici impegnati a Montagnana sono stati dirottati verso Piove di Sacco, dove l’esigenza di dottori è cronica, mentre gli infermieri saranno impegnati a Schiavonia dove le turnazioni, anche e soprattutto per la pandemia, risultano ostiche di questi tempi.

I DUBBI DEI SINDACATI

Due mesi fa, quando l’Usl 6 aveva annunciato questo passaggio che può dirsi quasi epocale (preannunciando peraltro simili scenari anche per il Pronto soccorso di Cittadella), i sindaci non erano rimasti zitti: «Pur condividendo le preoccupazioni, non possiamo non esprimere la nostra netta contrarietà all’esternalizzazione di una attività sanitaria di così elevata valenza strategica, che l’azienda non può a nostro avviso delegare a soggetti esterni. In questo modo si finisce per perdere il governo di una parte fondamentale della sanità dell’assistenza», aveva commentato Fabio Turato, segretario padovano della Cisl per la sanità. «L’appalto esterno non risolverà i problemi né ha costi bassi» aveva quindi sostenuto Raffaela Megna della Cgil «La Regione dovrebbe chiedersi per quale motivo non si trovano medici disposti a lavorare in Pronto soccorso e sciogliere tutti i nodi che creano il problema, dai turni faticosi a retribuzioni inadeguate». E ancora Stefano Tognazzo della Uil: «Mi domando se prima siano state provate tutte le soluzioni, come la mobilità interna e se Azienda Zero abbia fatto quanto in suo potere dal punto di vista concorsuale per trovare lavoratori».

PRESIDIO DA DIFENDERE

Dal canto suo, anche il sindaco di Montagnana, Gian Paolo Lovato, guarda con attenzione a questa situazione: «La priorità per noi è mantenere questa struttura a Montagnana. Ho avuto modo di dialogare con il direttore generale dell’Usl 6, Paolo Fortuna, cercando rassicurazioni in merito. Sul ricorso ai privati staremo attenti a valutare la qualità del servizio, certi che la sanità pubblica locale non deve rischiare di essere impoverita». Già declassata da Pronto soccorso a Punto di primo intervento un decennio fa, la struttura montagnanese aveva rischiato la chiusura totale nel 2014, con l’avvio dell’ospedale di Schiavonia. Il timore è che questa sia una nuova tappa di centralizzazione dei servizi d’emergenza.

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