Padova ringrazia i volontari della pandemia: «Una grande e straordinaria prova di umanità»

Al teatro Verdi l’ultimo atto della proclamazione a Capitale europea 2020 con la consegna di medaglie e attestati alle associazioni del settore socio-sanitario. Premiato anche il mattino 

PADOVA. Non è il palcoscenico l’habitat preferito dal volontariato. Per sua natura preferisce agire a riflettori spenti, non si vanta, non chiede riscontro, non vorrebbe mai un premio. E però, un anno dopo aver passato il testimone a Berlino - che a sua volta sta concludendo il suo “mandato” - Padova capitale europea del volontariato ha voluto saldare una specie di conto in sospeso con quella parte del volontariato che più di altre si è trovata ad affollare la complicata trincea della prima ondata di Covid, quella del lockdown, delle mascherine introvabili, dell’isolamento.

Lo ha fatto con una cerimonia semplice, al teatro Verdi, alla quale però non ha voluto mancare nessuno, dal sindaco Giordani all’assessore al Volontariato Piva, dal prefetto Grassi al questore Sbordone, ai più alti in grado delle forze dell’ordine e dell’Esercito, all’università (presente la prorettrice Monica Fedeli ma anche l’ex rettore Rizzuto, che il 2020 l’ha vissuto intensamente in ateneo), a rappresentanti dei medici e degli infermieri, a uomini della chiesa, con il rettore della basilica del Santo, padre Antonio Ramina che porta anche il saluto del vescovo Cipolla. Tutti hanno avuto un ruolo chiave in quel periodo particolarmente complesso. E tutti però, più di ogni altra cosa, hanno voluto dire grazie ai volontari che senza esitazione, di slancio, hanno risposto alla chiamata dell’emergenza.

Nella città deserta

Il sindaco Giordani se la ricorda bene, la città in quei giorni di marzo e aprile «Non dobbiamo tornare mai più a quella situazione», dice. «Per questo serve attenzione. Ma i padovani sono attenti, appena ho firmato l’ordinanza per le mascherine, ce l’avevano già sul viso». E però Giordani ricorda anche come l’8 marzo, una domenica, «ci siamo trovati in municipio con il Csv e la Diocesi e in tre ore eravamo operativi».

La risposta di centinaia di persone, iscritti alle associazioni o volontari alla prima esperienza, era stata straordinaria, commovente. «Da capitale mondiale, altro che europea», si lascia andare il sindaco.

«È stata una prova di umanità che ha consentito di andare avanti con fiducia in un impegno che non è ancora finito, perché l’emergenza resta», aggiunge Carmelo Lo Bello, presidente di Medici in Strada.

Il premio

Sul palco, uno per volta a blocchi di dieci, salgono a ritirare medaglia e attestato tutte le associazioni del mondo della sanità, dell’assistenza agli anziani, della cura, del supporto alle famiglie. Ci sono le divise della Croce Rossa, quelle del Cisom, c’è la Caritas e c’è la Sant’Egidio, ma a fare nomi si fa torto alle altre associazioni perché quelle premiate sono più di sessanta.

«Siete stati preziosi, siete i protagonisti. E siete la dimostrazione che il volontariato migliora la vita», dice Emanuele Alecci, timoniere di Padova capitale europea e presidente del Csv probabilmente all’ultima uscita ufficiale nel ruolo, visto che presto ci saranno nuove elezioni. «È lui a consegnare al sindaco la menzione speciale che Padova ha ricevuto al Senato, due settimane fa, per l’impegno del volontariato nel 2020. L’orchestra d’archi del Pollini regala suggestioni alla sala, ma a strappare applausi è soprattutto il breve documentario che racconta quelle settimane in cui solo la mobilitazione dei volontari aveva consentito di fronteggiare l’emergenza.

«Credo che senza di loro avremmo sofferto molto di più», dice in video il presidente della Croce Rossa Giampietro Rupolo. O forse - pensano in tanti - proprio non ce l’avremmo fatta.

Nel corso della cerimonia è stata conferita una menzione speciale al mattino, "per l'aiuto generoso e straordinario dato alle associazioni di volontariato durante la pandemia". Il nostro giornale ha seguito l'anno di Padova capitale europea raccontando le storie di una trentina di volontari, e dunque di altrettante associazioni della città e della provincia. Ma quando è scoppiata la pandemia ha seguito con una cronaca quotidiana il progetto "Per Padova noi ci siamo", messo in campo dal Csv insieme al Comune e alla Diocesi, e le altre iniziative con cui l'intero mondo del volontariato si è mobilitato, in presenza e online, per proseguire le proprie attività e per inventarne di nuove, in risposta alle esigenze del difficile periodo del lockdown e delle altre restrizioni.

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