Padova, diciannovenne trovato senza vita: sospetta overdose

Il capannone in cui è stato trovato il corpo senza vita del ragazzo (foto Bianchi) 

Il corpo di Nicolò Artusi rinvenuto da un altro giovane in un capannone in via Fra’ Paolo Sarpi, a ridosso del centro cittadino

PADOVA. Morire a 19 anni, a pochi passi dal centro della città che proprio in questi giorni si fa bello e luminoso in vista del Natale. Un contrasto che fa male come un pugno in pieno stomaco. Eppure Nicolò Artusi, 19 anni, è morto così, in un freddo capannone abbandonato lungo via Fra Paolo Sarpi. A pochi passi da quello che una volta era l’hotel Vecchio Cason.

Nicolò Artusi

A trovare il corpo senza vita del ragazzo nel primo pomeriggio è stato un altro giovane, come lui. Spaventato ha subito chiamato il 118, ma purtroppo non c’era più nulla da fare. Nicolò non c’era già più.

Padova, nel capannone abbandonato dove ha trovato la morte il 19enne Nicolò Artusi

L’ipotesi primaria è che a stroncarlo sia stata un’overdose. Quello è infatti un luogo dove spesso si ritrovano per consumare sostanze stupefacenti persone di tutte le età, purtroppo anche poco più che maggiorenni. Come Nicolò. Sul posto la polizia. Il corpo del 19enne si trova ora a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Il 19enne si era allontanato circa due settimane fa dalla sua casa di Pianiga, dove viveva con il papà Luciano, geometra con studio a Cazzago di Pianiga, la mamma Patrizia e i fratelli maggiori Stefano, di 21 anni e Ilaria, di 29 anni.

Ragazzo buono e solare, ma con le sue fragilità, da un paio d’anni era entrato in un tunnel da cui proprio recentemente sembrava essere riuscito a venire fuori.

«Denis Nicolò era sensibile, affabile, aveva la dote e la debolezza di saper avvicinare tutti. Era ben disposto e per certi versi ingenuo, non vedeva malizia nelle cose», spiega il papà, con una disperazione composta e dignitosa, «Era un ragazzo con delle passioni. Amava moltissimo gli animali, la natura e le piante». E proprio spinto da questa sua passione per il verde, dopo le scuole medie si era iscritto all’istituto agrario San Benedetto da Norcia di via delle Cave a Padova.

«Purtroppo al terzo anno ha smesso di andare a scuola per queste difficoltà che ha avuto. Ma recentemente eravamo tutti contenti perché sembrava aver ripreso in mano la sua vita». Dopo un periodo trascorso in una comunità di recupero a Brescia, il 19enne alla fine della scorsa estate era tornato a casa dalla sua famiglia. «Aveva iniziato a lavorare grazie alla cooperativa Giotto come giardiniere all’ospedale all’Angelo di Mestre. Era molto soddisfatto, gli piaceva quel lavoro. In più aveva dei progetti. Voleva iscriversi alla scuola serale e riprendere a studiare e poi voleva ricominciare anche la scuola guida e fare la patente della macchina. Ha sempre avuto l’idea dell’indipendenza».

Cosa sia successo due settimane fa non se lo spiegano neppure i genitori. Una ricaduta in quel mondo che con fatica e determinazione era riuscito ad allontanare questa volta gli è costata la vita. «Sapevamo che era a Padova e che frequentava le cucine popolari di via Tommaseo. Lì conosciamo tutti anche perché mio figlio maggiore aveva fatto il volontario», continua il papà. «Questo ci tranquillizzava per quel che era possibile. Speravamo e credevamo che prima o poi sarebbe tornato a casa».

Invece purtroppo un destino crudele ha spezzato la giovane vita di Denis Nicolò, infrangendo quei sogni che aveva iniziato proprio in questi ultimi mesi a coltivare per il suo futuro. In via Fra Polo Sarpi, nel capannone abbandonato, buio, tetro e freddo, ieri pomeriggio è arrivata prima la polizia e poi il medico legale. Il papà, che mai avrebbe voluto ricevere una notizia tanto tragica, è stato avvisato ed è corso anche lui in quel luogo terribile. Ora la salma di Denis Nicolò

Artusi è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Verrà aperta un’inchiesta per far luce sull’esatta dinamica dell’accaduto e per capire chi ha ceduto l’eventuale dose letale.

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