«Piccoli centri senza personale Il Pnrr per noi è solo un’illusione»

La denuncia del primo cittadino di Abano Terme Federico Barbierato «Si useranno progetti pronti favorendo così solo le grandi città» 

L’intervista

«I piccoli comuni negli ultimi 10 anni hanno perso circa il 20% del personale, alcuni addirittura il 30%. Portiamo avanti con fatica i servizi quotidiani per i nostri cittadini, come possiamo presentare progetti per il Pnrr? Rischiamo che i fondi europei finiscano solo nelle grandi città». È il grido d’allarme lanciato da Federico Barbierato, primo cittadino di Abano Terme. Perché i miliardi europei vanno spesi entro il 2026 e perché si faccia chiarezza sulle modalità di utilizzo, anche per evitare facili illusioni.


Sindaco, il premier Draghi però ha detto che il successo del Pnrr è nelle mani dei sindaci. Cosa la preoccupa?

«È certo un onore e una responsabilità. Non vorrei però fosse un miraggio».

Perché?

«Perché ce lo stanno presentando come quando Paperon de Paperoni fa il bagno immerso in un mare di monetine. Ma per ora si tratta solo di un sogno. E non vorrei si trasformasse in un incubo».

Crede che questi soldi non arriveranno al territorio?

«I piccoli comuni non hanno personale. Solo il Friuli è riuscito a incrementare i dipendenti dei municipi del 40%, dimostrando quando l’autonomia è vera e concreta. La riprova delle nostre difficoltà? È la gestione dei bonus. Facciamo fronte a un alluvione di richieste con degli ombrelli bucherellati».

Molte amministrazioni hanno effettivamente denunciato difficoltà, tra l’altro anche i grossi centri.

«Da noi però l’età media dei dipendenti sta pericolosamente salendo, con un “turn over” solo dichiarato ma di fatto azzoppato. Questa situazione rende impossibile fare alcunché, consegnando i nostri territori ad un declino amministrativo che senza una vera sterzata rischia di andare davvero alla deriva».

E questo come può impattare con la gestione dei fondi del Pnrr?

«In mancanza di assunzioni rischiamo che il Pnrr possa finanziare solo quei progetti già “pronti”, anche perché c’è la necessità di usare i fondi entro il 2026. Così di fatto si privilegiano le grandi città e penalizzano le piccole e medie realtà del nostro territorio, che invece sono quelle che oggi stanno sperando in un arrivo delle risorse per rigenerare territori, metterli in sicurezza».

Insomma teme una beffa?

«C’è l’amara consapevolezza di non potere sfruttare a dovere questi soldi. Una sorta di sogno di mezza estate, dove non vorremmo tra poco trovarci nella situazione di non dovere aspettare nulla dal Pnrr per non rischiare di esserne poi delusi». —



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