Consiglio provinciale Restano 10 giorni per un accordo

Si profila il bis del patto del 2019 tra Pd, Fi, Lega e centristi Ma Fdi e civici chiedono spazio. Le liste entro il 28 novembre



La data è fissata al 18 dicembre. Tra poco meno di un mese sindaci e consiglieri dei 102 comuni padovani saranno chiamati a eleggere il nuovo consiglio provinciale. Un’elezione di secondo livello (così come è da diversi anni l’ente Provincia) con un complicato meccanismo di pesatura dei voti per un consiglio chiamato a rappresentare gli amministratori del territorio. È molto probabile però che, come accadde due anni e mezzo fa, si arrivi a un accordo tra tutti i partiti per una lista unica. Per presentare le candidature c’è tempo fino al 28 novembre. Restano dunque una decina di giorni per arrivare a un all-in oppure, in alternativa, al liberi tutti.


IL MECCANISMO DEL VOTO PONDERATO

L’elettorato attivo in questo caso è rappresentato dall’insieme dei consiglieri e dei sindaci dei Comuni della provincia di Padova. Ma il voto di ognuno ha un peso diverso che dipende dalla grandezza del Comune che rappresentano. Il voto di un eletto nel consiglio comunale di Padova vale 691 punti, mentre la preferenza di un consigliere di un piccolo comune tipo Arquà Petrarca ha un peso di 20 punti. Gli eletti a Palazzo Moroni quindi rappresentano il 22% di tutto il voto per eleggere sia i consiglieri.

Il voto del 18 dicembre dunque sarà un modo per pesare il reale equilibrio politico della Provincia. Soprattutto perché rispetto al 2019 molte amministrazione hanno cambiato colore. La Lega ha avuto una forte affermazione alle amministrative degli ultimi anni: oggi esprime 27 sindaci in tutta la provincia, molti dei quali in Comuni popolosi come Noventa, Monselice e Cadoneghe. Il centrosinistra ha recentemente conquistato Este, ma con un esponente civico. E i civici sono sempre rimasti fuori dalle trattative per l’aula di Palazzo Santo Stefano.

LA RICERCA DI UN ACCORDO

Dieci giorni dunque per trovare un accordo. La situazione di partenza è quella del 2019: sui 16 posti disponibili 4 infatti erano andati al Pd, 4 alla Lega, 4 a Forza Italia e 4 al polo civico con la guida forte di Antonio De Poli. Nel frattempo però Fratelli d’Italia è cresciuta molto sia in termini di consenso che di rappresentanza (all’epoca infatti i tre consiglieri di Palazzo Moroni erano di “Libero arbitrio”). E anche il Carroccio rivendica spazio.

È logico che un accordo conviene a tutti. Ma dovrà essere trovato anche nelle more di un insieme di paletti fissati dalle regole: ci dovrà essere un 40% di presenza femminile per le quote rosa e poi andrà rispettato un minimo di equilibrio territoriale. La scorsa volta Cittadella, Noventa e Montagnana hanno avuto due rappresentanti in consiglio – 6 posti su 16 – una sperequazione che difficilmente potrà ripetersi.

Un percorso a ostacoli caratterizzato da incontri, riunioni, telefonate e messaggi incrociati tra i leader dei partiti. Nel 2019 era una fredda domenica di gennaio: l’accordo è stato trovato alle 3 del mattino dell’ultimo giorno disponibile nelle sale dell’hotel Crown Plaza a Limena. Nessuno crede che quest’anno sarà diverso. —

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