Pompieri, 8 in quarantena «Entriamo nelle case nessun tracciamento»

«Il nostro problema attualmente non sono tanto i non vaccinati ma i vaccinati che non vengono controllati».

A parlare è Enrico Marchetto, portavoce del sindacato Usb Vigili del fuoco di Padova. Attualmente sette vigili del fuoco del comando di via San Fidenzio si troverebbero in quarantena dopo essere stati contagiati da un collega vaccinato. «Questo comporta chiaramente un sovraccarico di lavoro per chi resta in servizio, in un contesto tra l’altro che ormai tutti conoscono, dove siamo già ridotti all’osso».


La situazione al comando di Padova è questa: su 200 vigili del fuoco l’80% sono vaccinati contro il Covid. Su 30 dipendenti del settore amministrativo, la metà, e cioè 15, sono vaccinati.

«Come Usb ci siamo sempre dichiarati contrari al permesso per andare a lavorare. Non siamo No vax, ma quando si vanno a toccare i diritti dei lavoratori il sindacato deve intervenire», dice Marchetto. «Il problema ora è un altro. I vaccinati non vengono controllati con tamponi fatti a cadenza regolare. E non è la prima volta che si verifica un caso positivo che costringe i colleghi alla quarantena».

I tracciamenti eseguiti frequentemente sarebbero secondo il sindacato indispensabili, soprattutto considerando la natura del lavoro del vigile del fuoco, sempre a contatto con persone.

«Bisogna fare una valutazione del rischio. È chiaro che tamponare un impiegato che non ha contatto con il pubblico non ha senso, ma per noi il discorso è diverso. Noi siamo in 200, ci incontriamo, ci scambiamo nei vari turni, andiamo negli altri comandi dove incontriamo colleghi ed entriamo nelle case delle persone. Siamo molto esposti».

Il vigile del fuoco, che positivo si trova ora in quarantena, ha fatto un tampone dopo aver accusato un leggero malessere: «L’ha fatto a sue spese e una volta risultata la positività è scoppiato il caso», spiega Marchetto.

«A questo punto sarebbe dovuto uscire il medico competente per fare i tamponi a tutti, e invece siamo stati lasciati nelle mani del medico di base che ha fatto l’impegnativa per il test anti Covid», continua il sindacalista. «Il dubbio è lecito: non è che questo sia un escamotage per far pagare i tamponi alla collettività e per far risparmiare la nostra amministrazione? ». —



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