Il Tar condanna i Comuni della cintura «Devono pagare 8 milioni a BusItalia»

Sentenza che dà ragione a Padova nella lite sui trasporti Lo sconto sui biglietti non è coperto dal contributo regionale



Selvazzano deve versare a BusItalia i contributi negati negli ultimi quattro anni. E non ha diritto a vedersi restituito quanto già pagato dal 2001 al 2018. Il Tar pronuncia una sentenza macigno sull’annosa querelle del trasporto pubblico che da anni vede contrapposti Palazzo Moroni, Aps Holding e BusItalia contro sette comuni della cintura urbana: oltre a Selvazzano anche Albignasego, Rubano, Vigodarzere, Ponte San Nicolò, Cadoneghe e Abano Terme. Tema del contendere è il contributo integrativo che per anni i municipi della cintura hanno versato a Padova per far sì che le corse del servizio urbano si allungassero anche fuori dai confini del capoluogo. Dal 2018 hanno iniziato a non pagare più sostenendo che quel servizio fosse già coperto dal contributo regionale. Lunedì scorso il Tar del Veneto ha sancito che così non è. In ballo ci sono 8 milioni.


TENERE BASSO IL COSTO DEL BIGLIETTO

Secondo i giudici amministrativi, presieduti da Maddalena Filippi, la convenzione del 2001 (epoca giunta Destro) con cui il comune di Selvazzano – ma vale anche per gli altri municipi – si è impegnato a versare l’integrazione tariffaria è pienamente valida. E lo resta fino al settembre scorso quando è scattato il nuovo contratto di servizio dopo la gara per la gestione del trasporto pubblico vinta da BusItalia.

Quei soldi dunque non erano dunque una «sovraremunerazione dei servizi minimi» già coperti dal contributo regionale. Tutt’altro: sono una «legittima compensazione di un obbligo di servizio, e più precisamente di un obbligo tariffario». In pratica «costituiscono chiaramente un’integrazione volta a compensare un’agevolazione o mitigazione tariffaria imposta al gestore».

Tradotto dal burocratese: se in questi anni i cittadini della cintura hanno pagato il prezzo del biglietto dei bus urbani di seconda fascia (1,50 euro per 90 minuti) con una differenza minima rispetto alla prima fascia urbana (1,30 per 75 minuti) è perché le loro amministrazioni devono versare questo contributo a Padova e all’azienda che gestisce i trasporti. Altrimenti lo sconto non sarebbe stato possibile.

IL CONTENZIOSO INFINITO

Una parola praticamente definitiva per una vicenda che si trascina da anni. Il Tar aveva dato ragione a BusItalia e Palazzo Moroni in un analogo ricorso presentato da Albignasego e Vigodarzere, che avevano poi impugnato la sentenza in Consiglio di Stato ricevendo un ulteriore no con gli appelli considerati irricevibili perché presentati oltre la scadenza dei tre mesi prevista. Il Comune di Selvazzano invece era andato in Consiglio di Stato, che si è espresso rimandando la materia di nuovo al Tar (e che lunedì ha sentenziato). Infine c’era un ricorso presentato al giudice ordinario (e non a quello amministrativo) da Rubano, ma il tribunale di Padova si è infatti dichiarato incompetente su questa materia.

Una mole di ricorsi, contro ricorsi e carte processuali che corrisponde a una somma di denaro in ballo davvero importante, che può avere dei contraccolpi sui bilanci comunali. Solo per Selvazzano ad esempio di circa 3,3 milioni di euro. Se consideriamo tutti i municipi la stima è di circa 19 milioni di euro.

Ora dunque una boccata di ossigeno per i bilanci di BusItalia Veneto, che già erano in grossa difficoltà. Negli ultimi quattro anni sono mancati circa 2 milioni di euro di contributi non versati. Nel 2020 poi il “terremoto” del Covid in parte compensato dai ristori dello Stato. —

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