«Il segreto è imparare ad amare le periferie»

L’architetto: «In posti come quello di Padova c’è un destino» Poi elogia la città: «È fantastica e ha un grande ateneo»

«Nelle periferie ci sono spesso posti come il parco dei Salici. Appartengono alla gente e hanno un destino. Bisogna occuparsene, perché le periferie vanno amate». Renzo Piano racconta spesso di essere un uomo di periferia («Vengo da lì», dice) e confessa di subire il fascino di quei luoghi a cui «troppo spesso e ingiustamente si associano aggettivi denigratori». E invece, insiste, «sono luoghi di energia, straordinari e anche di bellezza anche fisica, luce, spazi, verde». E dove non c’è, il verde si può aggiungere, come hanno fatto i suoi tre progetti nell’ultimo anno, a Padova, a Modena e a Palermo. «Abbiamo messo alberi piccoli, certo, e io avrei preferito che fossero subito grandi. Ma anche la sobrietà è un tratto di questi progetti. Cresceranno insieme ai bambini».

LA RESPONSABILITà


Nelle periferie Piano ha trovato il modo di dare un senso al suo ruolo di senatore a vita. «Ho avuto qualche dubbio, quella volta che Napolitano mi ha proposto la nomina», racconta. «Non avrei potuto fare attività parlamentare, anche perché non la so fare. E siccome questo ruolo comporta responsabilità, ho dovuto trovare una forma diversa di impegno. Questi miei progetti sono gocce, sono piccoli, ma hanno dentro i valori universali, del vivere civile. E sono capaci di innescare un cambiamento».

LA LEZIONE

Vedere per credere. Alla Guizza è andata proprio così. E adesso è facile dire che certe amministrazioni comunali dovrebbero imparare la lezione, mettersi in ascolto senza preoccuparsi soltanto dei soldi. Piano però dribbla la polemica e torna sul punto: «La politica è questo, nel senso nobile della parola. Nell’antica polis greca i neoeletti ateniesi facevano un giuramento di poche parole ma di grande significato: “Prometto di restituirvi Atene più bella di come me l’avete consegnata”. E per bellezza ovviamente si intendeva una città migliore, in tutti i sensi. Questo dev’essere lo scopo. E oggi sarebbe assurdo pensare di farlo con grandi progetti. Bisogna fare invece cose piccole ma significative, che lascino un segno, lavorando soprattutto sui luoghi dove la gente può incontrarsi. Noi in quest’ultimo anno l’abbiamo fatto in spazi aperti».

IL LEGAME CON PADOVA

Dopo tre anni di G124 e sette di collaborazione stretta - ma si può dire di amicizia - Piano si sente legato a Padova e non lo nasconde: «È una città fantastica, bellissima. Io ci sono legato da antica consuetudine. Era stata fatta anche una mostra dei miei lavori nel Palazzo della Ragione che è un edificio di una bellezza straordinaria. a Padova c’è una grande università. Oggi gli atenei stanno diventando luoghi molto più interessanti di quando ho studiato io. Erano belle scuole anche allora, ma oggi - a Padova come in altre - hanno un rapporto più stretto con il territorio e questo è importante. Non sono solo i politici a dover essere legati alla realtà, anche gli architetti devono esserlo, alla forza della necessità, ai fatti reali. Non c’è nulla che ispiri di più. È vero per l’arte, per chi costruisce, per chi fa musica. È vero per tutti».





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