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Digitalmeet: con l’intelligenza artificiale si assottiglia la distanza tra gli uomini e le macchine

Dal traduttore simultaneo di Google agli assistenti dei cellulari tantissime applicazioni che dovrebbero semplificarci la vita, ma c’è anche qualche aspetto problematico. Il festival dal 16 al 23 in presenza e streaming

PADOVA. Il traduttore simultaneo di Google, l'assistente digitale dei dispositivi mobili Siri, certi servizi di Netflix ma pure alcune delle applicazioni delle auto Tesla, e molto altro ancora.

L'intelligenza artificiale tende a permeare sempre di più il mondo contemporaneo, agendo come uno strumento facilitatore in molti ambiti complessi. Perché al di là delle controversie, l'intelligenza artificiale è efficienza dei processi, capacità creativa ma anche percezione, e perché no sostenibilità.

Un modello matematico, quello delle reti neurali, apparso già negli anni 40 del Novecento, che, a fiammate successive, ha ampliato i suoi orizzonti fino alla metà degli anni 90 quando la ricerca si era arenata sugli scogli della mancanza di capacità di calcolo oltre che sulla scarsità di dati etichettabili da fornire alla macchina. Ma con l'evoluzione della scienza, la crescita dell'economia digitale, l'Internet of Things, con gli investimenti miliardari delle grandi major americane del settore come Google, Microsoft, Facebook e così via, entrambi questi scogli sono stati superati.

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«In questi anni assistiamo ad un'entusiasmante nuova primavera dell'Intelligenza Artificiale» spiega Piero Poccianti , presidente dell'Associazione Nazionale per l'Intelligenza Artificiale (AixIa). «La capacità di calcolo è enormemente cresciuta in pochi anni e l'Iot ha fornito una mole enorme di dati elaborabili. Ma la sostenibilità stessa dell'Ia, per com'è ora, è messa in discussione dai fatti. Nel 2016 è stato calcolato che i server che ospitano le Intelligenze artificiali di colossi statunitensi come Google, Facebook, Microsoft etc, avevano consumato la stessa energia elettrica di una città come Boston».

Ecco allora che uno degli orizzonti della ricerca attuale va nella direzione di individuare modalità in grado di ridurre la mole di calcoli necessari al riconoscimento di un oggetto o all'elaborazione creativa di un problema. «Una delle sfide che ci troviamo davanti» spiega Alessandro Sperduti, docente del dipartimento di Matematica dell'Università di Padova e esperto di Ia «è quella di avvicinare la capacità di apprendimento della macchina a quella dell'uomo: a un bambino bastano poche immagini per riconoscere un gatto una volta per tutte, a un computer ne servono milioni, con tutti i costi in termini di calcolo e di energia che questo comporta. Altro punto è quello della capacità di ricevere informazioni e catalogarle in modo autonomo, senza dovere etichettare tutti gli item».

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In pratica si verrebbe a creare così una macchina, più leggera e meno impattante a livello energetico, forse addirittura portatile, in grado non solo di comprendere contesti e ragionare in maniera creativa sui problemi che gli vengono posti ma pure in grado di assorbire nuove informazioni in maniera autonoma. «Attenzione però che un'Intelligenza Artificiale, rimane uno strumento per quanto complesso e magari potente» conclude Poccianti.

«Una macchina che agisce sulla base dell'obiettivo che le si dice di raggiungere. E qui sta il punto: l'umanità deve ragionare con attenzione sui suoi obiettivi e dovrebbe farlo con un approccio profondamente multidisciplinare. Perché non si fa attenzione a cosa si desidera i problemi invece di ridursi i moltiplicano e non si può sottrarsi alle proprie responsabilità».

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