Spolverato: «È tutto al maschile in Chirurgia solo una associata»

La delegata del Bo per le politiche di genere guida Women in Surgery «Dobbiamo fare rete, essere coraggiose, ribelli e unite» 

la chirurga

Gaya Spolverato, chirurgo dell’Azienda Ospedale Università e delegata dell’Ateneo per le politiche di genere, è uno dei volti – e delle menti – della generazione di donne pronte a rivendicare successo per sé, oltre che un ruolo di guida per quelle che verranno dopo. «La chirurgia è da sempre appannaggio del mondo maschile» esordisce «e quella di genere è una delle grandi battaglie di questi ultimi anni. Negli ultimi 20 anni la presenza delle donne nelle scuole di specializzazione è passata dal 30 al 46%, ma il problema non è quante si formano, ma quante poi finiscono per praticare. A Padova le specializzande sono il 54%, ma la forbice si chiude più ci si avvicina al vertice, non c’è nessuna professoressa ordinaria in chirurgia, una sola è associata» rivela dati alla mano «è stato calcolato che per arrivare al 50% di ordinarie in chirurgia ci vorranno 121 anni». I problemi sono tristemente noti: la diffidenza nei confronti delle capacità delle donne rispetto ad alcune professioni, gli impegni di una famiglia, lavoro invisibile e inciviltà. Da qui il progetto Women in Surgery, nato nel 2015 «in una sala operatoria in cui l’unico uomo era il paziente», per incoraggiare la leadership: «Noi siamo qui, vogliamo fare da apripista» dice Spolverato «creare nuove reti di mentorship per sostenere i percorsi di altre donne, sia dal punto di vista formativo che personale, facendo capire che è ora di smettere di credere che non possiamo diventare madri a causa del lavoro. Ma affinché questo avvenga con successo, e che un giorno ci siano più donne premio Nobel, dobbiamo essere coraggiose, ribelli e unite». —




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