Ogni progetto deve essere pensato per la Grande Padova

Paolo Giaretta è intervenuto su queste colonne con grande lucidità sui temi della politica padovana, forte della sua grande esperienza sia locale che nazionale. Tuttavia, mi sembra che alcune sue critiche all’amministrazione Giordani siano un po’ eccessive. Giaretta afferma che l’attuale amministrazione di Padova manca di visione. Al contrario, a me sembra che l’azione della giunta Giordani, in questi quattro anni, si sia basata su idee e prassi di fondo coerenti e unitarie.

In primo luogo, gran parte dell’attività amministrativa ha voluto e dovuto rimediare ad alcuni “buchi neri” del passato, progetti mancati, mancanti e interrotti, che tenevano sotto scacco la città. Si è deciso come e dove fare il nuovo ospedale riqualificando nel contempo quello di via Giustiniani. In un colpo solo si è data nuova destinazione a via Anelli e si è acquisita la Prandina. Si è sistemato l’ex macello di Corso Australia. Il parco dell’Arena viene esteso a piazzale Boschetti, bloccando nel contempo il cemento nel parco Iris. Piazza De Gasperi è citata come esempio di intervento urbanistico innovativo. Anche gli interventi in Fiera e nella Zip, che suscitano la perplessità di Giaretta, sono atti concreti per rimediare a errori del passato, mediante scelte sostenibili dal punto di vista economico e funzionale, evitando di far perdere altro tempo e altri soldi ai cittadini padovani.


In secondo luogo, la giunta ha ripreso il dialogo con le forze vive della città, consapevole del fatto che l’azione pubblica da sola può fare ben poco. Un esempio è la decisione di spostare su realtà sportive di base il finanziamento destinato dalla giunta Bitonci allo sport d’élite al Plebiscito, riqualificando in questo modo una decina di piccoli impianti sportivi, gestiti da società di quartiere basate sul volontariato. Ma si potrebbero citare anche i numerosi accordi con parrocchie e associazioni, per animare e vivificare la vita dei quartieri. Queste scelte non vanno derubricate a routine: la giunta attua in concreto il principio di sussidiarietà, ben espresso dall’articolo due della Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (…) nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».

Infine, il momento più innovativo della giunta Giordani, quello che rivela un’idea di Padova all’altezza dei tempi, è il tentativo di dare concretezza alla Grande Padova. Il finanziamento della linea di tram Vigonza-Rubano e della progettazione per prolungare fino a Legnaro la nuova linea Stazione-Voltabarozzo sono azioni concrete per innervare, con forme di mobilità sostenibile, un’area urbana di 500 mila abitanti, una delle più grandi d’Italia, ora immersa nel caos del traffico e del disordine urbanistico. Il disinteresse dimostrato dalle giunte di Albignasego e di Cadoneghe per ulteriori prolungamenti della linea Pontevigodarzere-Guizza è un esempio – al contrario – della mancanza di questa visione complessiva. Tuttavia, se Padova continuerà a spingere in questa direzione, difficilmente i comuni della cintura potranno sottrarsi. Di Grande Padova si parla da più di trent’anni, e queste azioni concrete vanno salutate con favore. Questo tema sarà la vera sfida per la prossima amministrazione.

Sergio Giordani non è il sindaco dei grandi discorsi, né dei progetti evocativi. È piuttosto l’uomo del fare, capace di suscitare e di cogliere occasioni per trasformarle in opportunità. In anni in cui i cittadini sono sempre più diffidenti di fronte alla politica del bla bla bla, questo mi sembra più un pregio che un difetto. —

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