Nasce il bosco urbano Piantati 170 alberelli fra le case e la stazione

Con panchine, chiosco bar e fra un paio d’anni pure l’ombra Riguarda una zona altrimenti degradata dal troppo cemento

VIGODARZERE

L’enorme rotonda erbosa davanti alla piccola stazione di Vigodarzere è diventata un bosco seppure ancora in nuce: vi sono sono stati da poco piantati 170 alberi per farlo diventare il primo bosco urbano del Comune.


Un modo per portare ossigeno, abbattere l’inquinamento e riqualificare una zona altrimenti degradata, stretta tra condomini, la stazione e alcune fabbriche in disuso.

«È la realizzazione di un mio sogno – sottolinea l’assessore all’Ambiente, Alessandra Bergamin, che ha fortemente voluto il progetto – Un bosco urbano e ricreativo in un luogo circondato da condomini significa innanzitutto un luogo di ristoro e socializzazione per le persone, una casa per numerosi animali, ossigeno e assorbimento di inquinanti».

Le piante sono ancora piccole, ma in capo a due o tre anni si potrà godere della loro ombra rinfrescante e dei loro salubri benefici.

«Ho dato subito carta bianca all’assessore Bergamin, convinto della bontà del progetto – aggiunge il rieletto sindaco Adolfo Zordan. – Lo immagino come un bosco inclusivo, un luogo di socialità intergenerazionale. Tra un paio d’anni sarà un posto bellissimo e ideale dove i nostri ragazzi e anziani potranno venire a svagarsi, al fresco».

Il bosco è stato organizzato in maniera da creare un anfiteatro all’ingresso, nel quale poter installare delle panchine e un chiosco bar.

«L’effetto ecosistemico su Vigodarzere, inoltre, sarà notevole – illustra l’agronomo Luigi Strazzabosco, che lo ha progettato e ha curato l’allestimento anche del primo bosco urbano di via Pisana a Cadoneghe la scorsa primavera – Sono molte le specie di piante messe a dimora, alcune delle quali mellifere per attirare le api. Le tecniche impiegate sono innovative, come l’ancoraggio eseguito direttamente sulla zolla, attorno alla quale è stato installato un tubo di drenaggio per distribuire meglio l’acqua attorno alla zolla stessa». Non resta che aspettare la crescita. ––

Cristina Salvato

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