I professionisti difendono l’area industriale «La Zip del futuro sarà ibrida e innovativa»

Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri e di quello degli Architetti: «Ripensare una zona dal grande potenziale»



«Ritengo ci siano moltissime potenzialità e credo sia il momento di metterle a regime, guardando agli aspetti positivi e alle opportunità di sviluppo dell’area, affinché player internazionali si avvicinino a Padova. Per cui è fondamentale essere attrattivi e rispondere rapidamente alle aspettative». Parola ai professionisti. Dopo la riflessione dell’ex sindaco Paolo Giaretta, che ha accusato il mondo politico e imprenditoriale di immobilismo attorno alla Zip, e dopo i malumori dentro Coalizione civica, tocca a chi dovrebbe avere una visione per il futuro dell’area industriale senza interessi di consenso. A vedere le potenzialità è Riccardo Schwartz, neo presidente dell’Ordine degli Ingegneri, che tiene ad evidenziare come la Zip sia separata da una netta linea di confine tra zona nord e zona sud. Anche Roberto Righetto, appena eletto presidente dell’Ordine degli Architetti prova a disegnare il futuro dell’area: «Non si può più immaginare una zona specializzata, bisogna integrarla con il testo della città e renderla ibrida e vivibile, come già accade in molte altre città europee».


IL CONFINE DEL PIOVEGO

«Mi sembra si stia ancora ragionando in un unico ambito, ma è chiaro che la Zip sia sostanzialmente divisa in una zona a nord del Piovego, che è la zona industriale costruita negli anni ’50 e primi anni ’60, e l’area a sud del fiume, dove è avvenuto lo sviluppo più industriale – sostiene Schwartz – E nel tempo la Zip nord ha perso quanto aveva d’industriale, visto che attraverso delle operazioni di rigenerazione è diventata area commerciale e direzionale. L’area sud invece si è identificata sempre più in uno sviluppo industriale e logistico. Pertanto credo fondamentale considerare il Piovego come elemento di separazione naturale e integrare la Zip nord nell’area tra viale delle Grazie, viale Venezia, dove oggi è presente il Net Center e sorgerà il futuro ospedale. Questo quadrilatero padovano deve diventare la porta metropolitana di Padova».

Una trasformazione che passa inevitabilmente da una nuova linea di tram e dal nuovo polo sanitario a San Lazzaro: «Assolutamente, ed è per questo che dobbiamo investire su iniziative tecnologicamente più innovative come l’idrogeno, sulla sostenibilità, creare contesti ambientalmente e socialmente importanti nel nostro territorio. Come Ordine siamo assolutamente a disposizione per condividere obiettivi e valutare strategia con visione duratura», chiude Schwartz.

REALIZZARE L’IDROVIA

Sembra un progetto finito, vecchio e inutile, ma proprio i professionisti lo difendono: «Se pensiamo al Pnrr non possiamo non considerare anche l’idrovia come investimento futuro – insiste il presidente Schwartz – Perché quello tra Padova e Venezia è un canale navigabile che una volta completato collegherà la zona industriale alla laguna, che considero fondamentale e un’opportunità unica». Sulla stessa linea anche il presidente Righetto: «L’idrovia è importantissima. Sembra legata al passato, ma in realtà può avere ricadute assolutamente positive».

UNA ZIP IBRIDA

Il presidente dell’Ordine degli Architetti non ha dubbi su quali siano gli ingredienti per far rinascere la zona industriale: «Quando si parla di Zip bisogna pensare in un’ottica che non sia locale ma più ampia – afferma Roberto Righetto – E quindi partire dal fatto che l’area è indubbiamente separata dal resto della città». La Zip del futuro quindi potrebbe diventare un altro quartiere della città, dove oltre ad ospitare fabbriche e industrie, si possano immaginari parchi, eventi culturali, movida e perfino abitazioni: «Bisogna lavorare innanzitutto con un sistema infrastrutturale, ma senza trascurare il sociale. La specializzazione non può più essere un obiettivo. È superato – insiste Righetto – E nel momento in cui c’è la possibilità attraverso i sistemi di trasporto, diventa un’opportunità anche per i fruitori della zona industriale. Certo, parliamo di una transizione lenta, ma ci auguriamo che sul Piano degli Interventi si apra una discussione che consideri la possibilità dell’integrazione e dell’ibridazione. È già successo in altre città europee, come nelle aree portuali di Nantes o Strasburgo, Eindhoven e Lisbona, dove i relitti sono stati trasformati in strutture vivibili e culturali». —

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