Csv, Alecci pronto a lasciare Seguirà la candidatura Unesco

L’annuncio in una lettera inviata ieri: «Non farò parte del prossimo direttivo» La sua nuova sfida è il riconoscimento a Patrimonio immateriale dell’umanità



Il momento giusto per dire stop. Lo definisce così, Emanuele Alecci. Non un traguardo, perché non si finisce mai, né di fare, né di camminare. E neanche una svolta, perché non medita – come qualcuno ipotizza da tempo – di buttarsi in politica, nel senso più facile da intendere. È il momento di lasciare un posto, quello da presidente del Centro servizi volontariato, per fare altro. Nella fattispecie seguire l’ambiziosa («e provocatoria», aggiunge lui) candidatura Unesco del volontariato a Patrimonio immateriale dell’umanità.




Non sono dimissioni quelle che Alecci, in carica dal 2016, ha comunicato ieri con una lettera al direttivo. È invece un annuncio: «Non mi candiderò a far parte del prossimo consiglio del Csv di Padova e Rovigo. Si concluderà così per me questa bellissima esperienza». Nessun terremoto, dunque. Sarà un passaggio soft, accompagnato dal presidente in carica. Che infatti al direttivo indica la rotta: «Nel brevissimo, così come stabilito dal nostro atto di fusione, eleggeremo il nuovo consiglio. Questi mesi sono stati complicati ma abbiamo trovato un equilibrio e siamo pronti per eleggere il direttivo. Sarebbe mia intenzione proporvi di farlo entro ottobre o novembre. Nei prossimi giorni avvieremo gli adempimenti in vista della convocazione».



La notizia era nell’aria da un pezzo. Dopo cinque anni vissuti intensamente – dalla candidatura di Padova a capitale europea alla pandemia per chiudere con l’edizione più ricca di Solidaria – Alecci aveva fatto intendere in più occasioni di voler passare la mano. «Quando dopo un lungo impegno nazionale sono stato eletto presidente del Csv di Padova ho tentato di lanciare un laboratorio che riuscisse a leggere i fermenti che l’azione volontaria rappresentava nel territorio», scrive il presidente nella sua lettera di congedo. «Da questo nasce il rapporto annuale sul volontariato e l’associazionismo che da anni mettiamo a disposizione della comunità. Uno strumento che ho voluto fermamente e che tutto lo staff e i collaboratori del Csv hanno fatto proprio. Da questo report annuale nasce la consapevolezza della preziosità dell’azione volontaria. Senza questo strumento non ci sarebbe stata né Solidaria né la capitale europea del volontariato». Investitura, quest’ultima, che resterà indelebile nella storia della città. «Quando quattro anni fa siamo partiti in molti ci guardavano tra l’incredulità e la sufficienza», ricorda Alecci. «Abbiamo dimostrato che volendolo, l’impossibile diventa possibile. È la forza del noi in contrapposizione all’io. È una forza che cambia le cose. Nessuno può essere felice se gli altri sono infelici. È un’immagine efficace e suggestiva che rende appieno l’impegno dei volontari all’interno della società italiana. Il volontariato è uno dei pochi ambiti che ancora oggi forma cittadini consapevoli e attivi. E tutto questa ci ha dato la forza di andare avanti».



Poi, certo, non tutto è filato come si sperava perché l’anno da capitale è stato anche quello della pandemia, del lockdown, delle zone rosse. «Tutte le nostre certezze sono state messe in discussione», ammette Alecci. «Ma senza il volontariato, già con il primo lockdown quale ulteriore dramma avrebbero vissuto gli italiani?». È lì, nell’emergenza, che Padova si è scoperta una volta di più capitale vera. E che il Csv si è qualificato per capacità organizzative e per progettualità. «È emerso», sottolinea Alecci, «un volontariato con un ruolo autenticamente politico perché vitale e centrale per la vita democratica del Paese. Con le esperienze che ogni giorno si generano, il volontariato promuove un cambiamento reale, effettivo della società. Innesta buona linfa. E ha una sua unicità che va ben oltre i compiti svolti, spesso in supplenza dell’istituzione statale. Un volontariato generatore di progetti politici nuovi che permettono la coesione e la tenuta sociale». Così sono nate due idee. Quella di candidare il volontariato al riconoscimento Unesco. E quella, più fresca (la lettera è partita ieri) di chiedere al presidente del Consiglio Draghi di proclamare il 2022 anno del volontariato. Alla prima sfida, la candidatura Unesco, vuole dedicarsi adesso Alecci, «cercando di promuovere sempre di più un volontariato adulto che si prenda cura del futuro degli altri». —



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