«Ho vinto con i giovani La sinistra non ha fatto crescere nessuno avevano solo vecchi»

Parla Marcello Bano dopo il “ribaltone” che ha dato Noventa alla Lega «Sarò un sindaco operativo 24 ore su 24, ascolterò sempre i cittadini» 

L’intervista

Noventa è l’unico caso di ribaltone politico di questa tornata elettorale, dopo vent’anni ininterrotti di governo del centrosinistra. Ci ha pensato Marcello Bano a issare la bandiera leghista nel municipio di via Roma in una sfida vinta al cardiopalma: «Ho il massimo rispetto per l’amministrazione uscente ma noi abbiamo fatto una campagna elettorale perfetta».


Sindaco Bano, come si è arrivati al cambiamento?

«La strategia è stata quella, in una prima fase, di individuare il candidato più forte grazie a un sondaggio. Tutti i candidati del centrodestra ci davano perdenti, solo la mia figura era competitiva. Le forze politiche hanno avuto fiducia sulla mia candidatura. La seconda fase è stata imbastire una campagna elettorale in grado di ridurre il gap e ho dovuto appoggiarmi a uno spin doctor. La cosa difficile è stata far digerire questa figura che aveva già operato a Cadoneghe ai professionisti della politica. Mentre su Cadoneghe c’erano delle gravi inadempienze sotto gli occhi di tutti e serviva una figura dichiaratamente di rottura, su Noventa dovevamo adeguare il candidato a una realtà completamente diversa. Ho dovuto spogliarmi della passione politica e ragionare in maniera molto più pacata, dimostrare quella maturità che la gente richiedeva. Mai parlare male, sempre col sorriso. Ascoltare la gente è una cosa importantissima che ha pagato. Spesso la mia passione politica è stata scambiata per arroganza e mancanza di rispetto ma non è così. Assolutamente».

Secondo lei perché il centrosinistra ha perso?

«Non hanno capito che c’era voglia di un cambiamento. Anche se hai lavorato bene, sono comunque molti anni che sei al potere e la gente non l’accetta. Non hanno fatto crescere una generazione di amministratori nuovi, pensavano di avere una specie di diritto divino, invece ogni elezione è diversa. Se avessero proposto una persona giovane avrebbero stravinto. Poi c’è stato un errore tattico: non credevano che il centrodestra fosse capace di unirsi. E infine sono stati presuntuosi: pensavano che fosse sufficiente candidare persone di lungo corso senza ascoltare quello che chiedeva il loro elettorato. Dovevano fare un percorso inverso. Io ho puntato sui giovani, voglio che le nuove generazioni siano una risorsa per questo paese».

Ha vinto proprio nel Comune del segretario regionale del Pd. Crede che questo abbia influito?

«Un errore fatto da Alessandro Bisato è stato quello di assumere una carica politica, era molto più amato quando era un sindaco civico e pensava solo ad amministrare Noventa. Mal si concilia il ruolo politico con quello amministrativo, vieni sempre penalizzato perché ti danno un’etichetta. Bisogna essere come Zaia, che non ha nessuna nomina politica, viene apprezzato per la sua capacità di governo e votato da destra a sinistra. Non devo dare io un giudizio politico, ma è logico che per la Lega e per il centrodestra aver battuto il segretario dem del Veneto vale doppio».

Il momento più difficile?

«Lo spoglio perché è stato uno stillicidio nel senso che in alcuni seggi eravamo sotto in altri davanti. L’attesa è stata spasmodica, è stato uno dei momenti più difficili della mia vita: sentivo la responsabilità e sentivo crescere l’ansia».

Se saltasse l’accordo tra i partiti, sarebbe pronto anche a fare il futuro presidente della Provincia?

«Io voglio solo amministrare bene Noventa, ho un debito di riconoscenza con persone di sinistra che mi hanno votato, persone legate all’ex amministrazione che hanno dato un chiaro segnale di volere il cambiamento e con le quali ho un debito morale personale. Motivo per il quale sarò concentrato esclusivamente sull’amministrazione di questo paese perché l’obiettivo è fare meglio di chi mi ha preceduto».

Non starà nel palazzo municipale ma nella prestigiosa Villa Valmarana, una location più appariscente e lontano dai dipendenti. Perché?

«La parte politica deve essere separata da quella tecnica, inoltre gli uffici potranno avere molto più spazio a disposizione. Non voglio inoltre che si ripetano le scene che ho visto con l’assessore dentro gli uffici all’urbanistica e all’edilizia durante gli orari di chiusura quando il tecnico non c’era. Queste cose non vanno bene: i politici devono dare un indirizzo amministrativo e interfacciarsi coi tecnici e viceversa, ognuno nel rispetto dei ruoli. E se il Comune sarà chiuso in un giorno festivo chiamo il tecnico che mi fornisce la pratica. Per me non esiste né sabato né domenica. Siccome ci sono posizioni organizzative delicate i capisettore saranno dotati di un telefono e mi devono rispondere, su questo sarò inflessibile. Peraltro saranno retribuiti com’è giusto che sia. Io non finisco di fare il sindaco alle 8 di sera, lo faccio 24 ore su 24, per questo motivo chiederò lo stesso impegno da parte loro, che siano reperibili. Cercherò di non disturbare ma se li chiamo vuol dire che c’è qualcosa. Il mio ufficio sarà francescano: in villa Valmarana faremo anche i consigli comunali liberando l’auditorium Santini. Abbiamo questa splendida villa: non nascondiamo le bellezze di Noventa. Quanto al ricevimento sarà itinerante».

Come sarà composta la sua giunta?

«Non sarà fatta col manuale Cencelli e troverà particolare attenzione la parte femminile». —

giusy andreoli

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