Si offrì di morire al posto del giovane figlio Stasera Villa del Conte ricorda Ettore Zara

Il 27 aprile 1945 il veterinario fu giustiziato dai nazisti per rappresaglia insieme a Ermenegildo Benetello e Attilio Casarin 

il ricordo

Viene rievocata oggi alle 20. 45 nella sala consiliare di Villa del Conte la storia del sacrificio di Ettore Zara, medico veterinario che il 27 aprile 1945 si offrì e morì al posto del figlio Giorgio, nella rappresaglia che i soldati tedeschi misero in atto in paese. A ricostruire l’eroico gesto sono Umberto Zara, nipote di un cugino del veterinario, e Dino Scantamburlo che ha raccolto le testimonianze nel suo ultimo libro “Dalla paura alla speranza”, edizioni Bertato.


UMANITà

«È un episodio tragico ma anche di grande umanità, per molti anni rimasto sconosciuto ai più», spiega Umberto Zara, «ma sul quale ho trovato riscontri e documentazione. Stasera ci sarà presente anche uno dei parenti più stretti di Ettore Zara che arriverà da Cerveteri (Roma)».

Tutto accadde il 27 aprile: a Santa Giustina in Colle le truppe tedesche in ritirata giustiziarono 23 civili e negli stessi giorni avvennero altre esecuzioni a Marsango, Paviola, Sant’Anna Morosina, San Giorgio in Bosco, San Martino di Lupari e Castello di Godego. La tensione e la paura tra i civili erano altissime, con il terrore di rappresaglie tedesche, vendette, delazioni o imboscate alle truppe in ritirata. Il mulino Benetello, che oggi è stato parzialmente restaurato grazie ad un contributo europeo, era un punto di riferimento per tutto il paese e lì, sotto il grande porticato ancora oggi esistente, il veterinario Ettore Zara, in servizio nei comuni della zona, aveva stabilito il suo “ufficio”. Sfollato con la famiglia dalla sua casa di San Giorgio delle Pertiche, troppo vicina alla ferrovia e quindi a rischio bombardamenti, Zara si era stabilito inizialmente da parenti a Villa del Conte, per poi prendere in affitto due camere nella locanda alla fontanella, vicina al mulino. Il racconto della sua esecuzione, insieme a quelle di Ermenegildo Romeo Benetello e di Attilio Casarin, fu consegnato pochi anni fa a Nicola Benetello, nipote di Romeo, da Francesco Zaghetto, insegnante di musica morto a 91 anni e presente, il 27 aprile, al mulino.

TESTIMONIANZA

«Conservo con cura lo scritto perché è la testimonianza della morte di mio nonno e dei due suoi compagni di sventura», spiega oggi Nicola Benetello che abita nella stessa casa, teatro della tragedia. «In quei giorni i tedeschi erano in ritirata. Un gruppo di soldati, in sosta con carri e cavalli sotto i portici di Benetello, fu assaltato dai partigiani che arrestarono tutti», scrive Zaghetto. «Il 26 aprile un altro camion di soldati tedeschi arrivò in paese e l’autista fu ucciso da un colpo sparato dai campi, costringendo la colonna a riparare verso Arsego».

Il giorno seguente, i tedeschi diedero il via alla rappresaglia ammazzando prima Angelo Piantella e Angelo Cavinato, sorpresi in bici lungo via Guizze, per dirigersi poi, verso il mulino. L’insegnante, insieme al primogenito dei Benetello, Renato, e a Casarin (un mezzadro della famiglia) all’arrivo della terza divisione tedesca “Falco”, si nascose dentro il mulino.

«Tengo ancora la botola sotto la quale si erano rifugiati, tra gli ingranaggi del mulino», spiega Nicola Benetello. Poi, temendo che i tedeschi azionassero le ruote, Francesco Zaghetto e Renato Benetello scapparono per una porticina in legno (ancora esistente) e si nascosero fuori, tra le anse del Tergola, mentre il mezzadro rientrò in cucina. Qui i tedeschi prelevarono il capofamiglia Ermenegildo Romeo, lo stesso Attilio Casarin e Giorgio Zara. Il padre di quest’ultimo, Ettore, che all’epoca aveva 67 anni, vista la scena, decise di offrirsi al posto del figlio e convinse l’ufficiale tedesco, parlandogli nella sua lingua.

GIUSTIZIATI

«I tre furono condotti fuori, nel campo adiacente alla casa e giustiziati, a recuperare i cadaveri fu mia nonna Maria Fuga», ricorda Benetello che nel porticato della casa colonica ha appeso la foto del nonno Romeo, morto a soli 45 anni.

«Quello del veterinario Ettore fu un gesto eroico di cui il figlio Giorgio, negli anni a seguire, non riusciva nemmeno a parlare, tanta era l’emozione. Nel 1946 Giorgio si sposò a Padova ed ebbe un figlio chiamato Ettore, morto purtroppo nel 2005», ricorda Umberto Zara che del giovane fu compagno di scuola. Ettore Zara, da quel terribile 27 aprile, riposa nel cimitero comunale di Villa del Conte e la sua lapide ricorda che “perì vilmente colpito da piombo teutonico”. —



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