Un violento pugno in faccia e poi la morte Cento anni fa la prima violenza fascista

A Monselice il ricordo di Pasquale Usagi, giovane ucciso in piazza Mazzini, con una storica “pietra d’inciampo”  

la ricorrenza

La sera del 25 settembre 1921 il diciannovenne Pasquale Usagi è in piazza Vittorio Emanuele II a Monselice. Nella città della Rocca sono gli anni della rinascita del partito socialista, della questione agraria, del partito popolare legato alle parrocchie. Si sono da poco tenute le elezioni comunali e, soprattutto, incalza l’ardore del nuovo partito fascista. Insomma, gli animi sono tesi.


Quella sera in piazza passa il noto fascista Ettore Secco, con il collega Adolfo Callegari di Chioggia, contabile della ditta Zambelli di Monselice, commissario straordinario inviato dal fascio di Padova. Un articolo del tempo pubblicato da “L’eco dei lavoratori” racconta come Usagi si sia rivolto a un compagno, dicendo: «Come zela che Seco nol ga la bareta nera? ». Com’è che Secco non indossa il berretto nero? Callegari scatta d’impulso e sferra al diciannovenne un pugno fra bocca e naso. Qualcuno sostiene che la mano fosse armata di ferro, di un tirapugni.

Il naso si rompe e il diciannovenne cade a terra, all’indietro, battendo il capo sul selciato. Usagi morirà dopo otto ore di agonia. È la prima vittima della violenza fascista nella Bassa padovana. «I testimoni fuggono, impauriti per l’accaduto – racconta lo storico monselicense Riccardo Ghidotti – C’è un veloce passaparola tra i montericcani (il quartiere di Montericco è vicino agli ideali social-comunisti) informati dall’amico di Usagi presente sul fatto. Accorrono la sera stessa in piazza e fanno incidere U. P. e una croce sul concio di trachite nel preciso luogo dove era morto il loro amico».

Quella pietra è ancora lì, a distanza di un secolo. Oggi quella è piazza Mazzini e le tante vicissitudini del centro storico in un secolo hanno spostato la pietra di qualche metro dall’effettivo luogo in cui è crollato incosciente il ragazzo. L’incisione è stata tollerata, seppur scomoda, anche dal partito fascista che pure a Monselice ha avuto la sua ascesa: ci fu una mozione che richiedeva la rimozione della pietra, ma il podestà Annibale Mazzarolli non diede mai seguito alla richiesta.

Ieri mattina, a rinnovare la memoria di quel primo fatto di sangue e soprattutto il ricordo del giovane Pasquale, sono arrivati i rappresentanti di Anpi, Cgil Spi e Centro Studi Ettore Luccini. I contorni della pietra, calpestata da chissà quanti cittadini e turisti ignari del valore di quell’U.P. inciso sono stati evidenziati da del nastro rosso. «Quello di oggi è un doveroso ricordo di quel tragico giorno e un modo per valorizzare questa pietra che è qui da ormai cent’anni» ha spiegato lo storico Paolo Bonaldi nella cerimonia patrocinata anche dal Comune. Proprio al Comune, ieri è stato chiesto di aggiungere un’altra pietra accanto a quella secolare: «Proponiamo di scriverci sopra “Caduto per mano fascista nel 1921”. Deve essere una testimonianza nel segno della speranza: che non ci debbano essere mai più violenze, ingiustizie, discriminazione, repressioni politiche, sociali e umane». «Oggi fortunatamente in ogni città troviamo molte “pietre d’inciampo”: noi oggi ne celebriamo una che ha anticipato di un secolo questo tipo di ricordo – ha aggiunto Floriana Rizzetto, presidente dell’Anpi – È un modo di raccontare la storia che serve soprattutto ai ragazzi, che così possono capire la realtà del Paese e apprendere la storia di eventi così gravi». —



2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Strage Salvemini, 31 anni dopo: il corteo dei mille studenti

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi