La Finanza scopre 154 lavoratori cinesi in nero impiegati nella filiera del made in Italy

Blitz delle Fiamme Gialle di Padova in alcuni laboratori tessili a Casale di Scodosia. Sequestro di merce per un valore di tre milioni 

PADOVA. Nei giorni scorsi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Padova, a conclusione di un’articolata indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Rovigo e condotta in sinergia con la Direzione Regionale dell’INPS, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del valore di 3 milioni di euro circa, emesso nei confronti di una società di capitali, operante nel settore manifatturiero, e del relativo intestatario, di nazionalità cinese rivelatosi essere l’artefice di un articolato meccanismo di interposizione illecita di manodopera di connazionali.

Le investigazioni, scaturite da un’analisi di contesto sviluppata dal Comando Regionale Veneto, prendono le mosse da un accesso ispettivo dell’estate del 2019 - eseguito congiuntamente dalle Fiamme Gialle di Este e da personale dell’INPS, dei Vigili del Fuoco e dello SPISAL - in alcuni laboratori tessili di produzione di capi d’abbigliamento per noti marchi della moda italiana, siti in Casale di Scodosia.

I preliminari accertamenti avevano permesso agli investigatori di individuare 154 lavoratori, impiegati “in nero” nel confezionamento di prodotti tessili ovvero irregolarmente assunti part-time da 5 ditte individuali gestite da cinesi (rivelatesi, di fatto, inesistenti e utilizzate esclusivamente per l’instaurazione dei rapporti di impiego), tutti prestanome alle dirette dipendenze di un loro connazionale - dominus del sistema fraudolento - il quale riceveva commesse per il tramite di 12 appaltatori veneti, operatori della filiera del made in Italy.

È stato acclarato che nei capannoni industriali - acquistati ad un’asta giudiziaria e

fittiziamente intestati ad un dipendente - i lavoratori, tutti di nazionalità cinese, inquadrati

attraverso contratti part-time nel comparto dell’artigianato (assunti a sole 18 ore

settimanali), sono stati costretti a turni estenuanti, anche serali, e impiegati, tra l’altro,

durante i periodi registrati come ferie o in posizione di aspettativa non retribuita. Più nel

dettaglio, è emerso che i rapporti di lavoro venivano schermati dalle ditte “fantasma” - veri

e propri serbatoi di manodopera tra loro succedutesi nel tempo attraverso un meccanismo

“apri e chiudi” - le quali, prima di cessare la propria attività, trasferivano i lavoratori dall’una

all’altra impresa, omettendo sistematicamente il versamento dell’IVA e dei contributi di

natura previdenziale e assistenziale.

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