A Vicenza sfilano in mille per dire no alla violenza

Corteo silenzioso, con folta rappresentanza di politici e amministratori. Preoccupata una sessuologa dai discorsi sessisti di ragazzini di 13 anni

VICENZA

La voce del silenzio. Ha il suono della risata contagiosa di Alessandra, delle chiacchiere allegre di Rita. E di tutte le donne che hanno smesso di vivere o che vive non lo sono mai state per davvero, a causa degli uomini. C’erano anche loro ieri mattina tra le mille persone in marcia contro la violenza, da campo Marzo a piazza dei Signori. Un corteo silenzioso quello organizzato dal Comune e dal Centro antiviolenza all’indomani del femminicidio di Montecchio, pochi giorni dopo l’analoga tragedia di Noventa Vicentina. Afono eppure fragoroso, almeno nella potenza del messaggio: mai, fino ad oggi, tante persone erano scese in strada per dire “Basta alla violenza”.


Tanti cittadini e tanti amministratori locali, come da preciso invito della presidente del Centro anti-violenza, Maria Zatti. Almeno una cinquantina di sindaci, assessori e consiglieri, tutti in fascia tricolore, in rappresentanza dei 114 Comuni del Vicentino. «Speravamo che ci fosse un’ampia partecipazione e così è stato, c’è un grande lavoro da fare, con i Comuni, per sostenere il Centro antiviolenza da un lato e per promuovere progetti educativi nelle scuole dall’altro», annuncia Zatti, che pone l’accento sulla necessità di aumentare i fondi alla struttura che combatte una guerra alimentata da una «cultura maschilista e possessiva» contro cui si è schierato anche il vescovo Beniamino Pizziol, mentre si attende di conoscere la data dei funerali di Rita Amenze e di Alessandra Zorzin, che coincideranno con la proclamazione di una giornata di lutto cittadino.

Da viale Roma a corso Palladio, sfilano le casalinghe, i sindacalisti, le associazioni di categoria, degli ordini professionali. Non c’è spazio per la politica tra le rose rosse lasciate a terra in memoria delle vittime, ma la politica, bipartisan e per una volta unita, c’è. Ci sono anche ragazzi, anziani, un gruppetto di suore, genitori con i figli. Preoccupata per l’aria che tira tra le nuove generazioni la psicologa e sessuologa Alice Xotta: «Sento ragazzini di 13 anni fare discorsi da sessantenni, del tipo che se una compagna di scuola indossa i leggins non può che essere un invito ad essere toccata». —





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