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Padova, bar e locali diventano “sentinelle” in città per fermare la violenza contro le donne

Con la campagna #Sicurezzavera nascono nuovi presìdi di tutela. E sul territorio gli ammonimenti sono aumentati del 10%

PADOVA. Ogni donna ha il diritto di vivere, crescere, divertirsi e camminare in sicurezza, perché solo se sicura può essere veramente sé stessa, solo se sicura può essere vera. Affermazioni che possono sembrare scontate, ma che non lo sono affatto in una società come la nostra dove in una settimana si contano ben sei femminicidi. La violenza di genere è sempre più un’emergenza ed è per questo che la Federazione italiana pubblici esercizi, insieme alla Polizia di Stato, ha pensato di lanciare un progetto di collaborazione sulla prevenzione.

La campagna che prende il via da venti città italiane, tra cui Padova, si chiama #Sicurezzavera. Un’iniziativa che punta a far diventare gli esercizi pubblici, bar in primis visto che c’è un locale ogni 250 abitanti, presidi di legalità e tutela, in grado di promuovere la cultura del rispetto, vigilare su situazioni a rischio e prevenire atti di violenza verso le donne. Insomma grazie a un lavoro di rete diventeranno un ulteriore punto di riferimento per le donne sul territorio.

Sicurezza vera si muove all’interno del progetto “Questo non è amore” attivo in diverse questure italiane. Un progetto che a Padova ha già dato i suoi frutti: «Grazie anche a questa campagna abbiamo avuto un aumento del 10% degli ammonimenti», ha detto Isabella Fusiello, questore di Padova. L’ammonimento, che consiste nel richiamo a un comportamento corretto da parte del questore, è uno degli strumenti principali per prevenire l’escalation della violenza. Secondo i dati della questura su 10 uomini ammoniti 7 correggono il tiro. «Purtroppo siamo di fronte a uno stillicidio.

Non c’è giorno in cui non leggiamo di un omicidio ai danni di una donna per mano di una persona che diceva di amarla: il compagno, il marito, l’ex fidanzato», ha detto il questore Fusiello. “È un fenomeno che sta investendo anche i giovanissimi e le dinamiche sono sempre le stesse: una donna decide di fare la propria scelta e non viene accettata in una cultura retrograda dell’uomo».

Eppure sul piano legislativo di passi avanti ne sono stati fatti se pensiamo che fino a qualche anno fa alcuni reati erano addirittura considerati reati minori. Poi grazie alla legge sullo stalking, quella sulla violenza domestica, e infine il codice rosso un progresso c’è stato, ma non è ancora abbastanza. «Si pensava che questi strumenti potessero limitare il fenomeno e invece non sono sufficienti. La polizia svolge un ruolo di pronto soccorso, interviene quando il fatto è già stato compiuto, mai preventivamente. Il problema, che è culturale, non va risolto solo sotto il profilo della repressione ma soprattutto della prevenzione». Prevenzione che deve partire dalla famiglia: «Bisogna insegnare il rispetto verso la sorellina, la mamma, l’amichetta. I genitori devono essere d’esempio e così la scuola».

Bisogna ricordare, e ieri è stato fatto grazie anche alla presenza delle rappresentanti della Fipe, che la violenza non è solo fisica ma anche psicologia e professionale. «È importante che la donna abbia un’occupazione, non solo per una questione di indipendenza economica, ma perché fare parte di contesto lavorativo aiuta a fare determinate scelte, a chiedere aiuto e a denunciare», ha sottolineato Elena Morello, presidente del comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Padova che insieme a Erminio Alajmo, presidente provinciale Appe, Valentina Picca Bianchi, presidente Gruppo donne imprenditrici Fipe, e Federica Luni, dirigente Appe Padova, hanno parlato dell’importanza della cultura del lavoro collegata alla legalità e di come gli esercizi pubblici possano diventare realmente importanti presìdi di sicurezza.

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