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La statua di San Nicola ricostruita torna nella sua chiesa dopo 100 anni

La benedizione dell'altare con San Nicola da Tolentino

Zovon di Vo’, un violento temporale negli anni Venti mandò in frantumi l’effige del santo da Tolentino. Don Liviano Bernardi, ora in pensione, l’ha rimessa a posto e l’ha riportata nella sua “casa”

VO’. Cent’anni fa un violento acquazzone sorprese la processione facendo volare la statua a terra. San Nicola da Tolentino, monaco agostiniano e protettore delle anime del Purgatorio, finì in decine di cocci. Per quarant’anni quei pezzi sono rimasti nella soffitta della canonica di Zovon, fino a che un giovane seminarista – negli anni Sessanta, quasi mezzo secolo dopo – li ha recuperati e riassemblati. Quel ragazzo è poi diventato sacerdote, e la statua di San Nicola lo ha seguito in tutte le sue parrocchie. Raggiunta la pensione e ritornato a Zovon, don Liviano Bernardi – questo il nome dell’ex seminarista – ha voluto che il santo ritornasse nella chiesetta che lo ospitava cent’anni fa. Devozione, senso di comunità e amore per l’arte hanno reso possibile questa bella storia, i cui capitoli sparsi nei decenni sono stati ricuciti da Giorgio Paolo Carpanese, non nuovo a rispolverare episodi curiosi del passato euganeo.

La statua di San Nicola da Tolentino

La statua giù dalla scarpata

Il racconto parte appunto da una domenica degli anni Venti, giorno della processione con cui la comunità di Zovon – perlopiù contadina – chiude il triduo organizzato per invocare la pioggia. Per “tore l’acqua”, come si usava dire a quei tempi. In quella domenica torrida, su un carretto trainato da buoi, c’è anche la statua di San Nicola, opera in terracotta che, si dice, sia addirittura di fine Quattrocento. All’altezza della “Crosara da Carraro”, le invocazioni al santo sortiscono l’effetto sperato. Anzi, forse la benevolenza divina è perfino troppa: il cielo viene improvvisamente squarciato da un fulmine, che si schianta su un platano e fa virare bruscamene i buoi. San Nicola cade dal carro, vola giù per una scarpata e va in pezzi. Che, raccolti con cura, finiscono in un angolo della canonica di Zovon.

Il santo nella tradizione

Nella chiesetta di Zovon il vuoto lasciato dal santo marchigiano viene riempito da una statua dedicata al Sacro Cuore di Gesù, con gran rammarico (lo perdoni il Nazareno) della comunità locale che con San Nicola aveva un legame secolare: l’altare viene infatti citato già in occasione della visita pastorale del vescovo di Padova nel 1497. «I più anziani poi ricordano la tradizione dei panini di San Nicola, piccole “ciope de pan” sopra le quali prima della cottura si imprimeva la sua effige tramite uno stampino di ferro che sembra si trovi ancora da qualche parte in parrocchia: erano benedette il 10 settembre per la sua festa e distribuite ai fedeli che le conservavano con devozione perché considerate valido rimedio contro le malattie», ricordano Carpanese e don Liviano.

L’iniziativa del giovane seminarista

Don Liviano Bernardi, appunto, negli anni Sessanta è un giovane seminarista. È lui a chiedere a don Ettore, arciprete dell’epoca, di poter avere quei cocci dimenticati in soffitta. Armato di pazienza, perizia e passione, il volenteroso seminarista riesce a ricomporre ogni pezzo. Gesso e cemento colati all’interno saldano il tutto. La statua, immersa in una tinozza di acqua e soda caustica, perde ogni tinta e ritorna come nuova. Come quando era uscita dalla bottega del suo creatore. Liviano diventa don e la statua lo accompagna in tutto il suo cammino pastorale e quindi anche nelle tre parrocchie del Feltrino in cui don Liviano presta servizio.

Don Liviano Bernardi

Il ritorno a casa

Raggiunta la pensione e anche gli 81 anni, don Liviano ha voluto che San Nicola facesse ritorno nel luogo che aveva lasciato cent’anni fa, dove ancora oggi un’immagine del santo marchigiano intarsiata nel marmo, nel paliotto dell’altare che lo aveva ospitato per secoli, continua a ricordare chi è il legittimo “proprietario” di quello spazio. Venerdì 10 settembre, con un momento di preghiera comunitario, la statua è stata ufficialmente ricollocata e benedetta da don Liviano e da don Mario Gazzillo. L’opera dedicata al Sacro Cuore ha invece trovato degna collocazione nel transetto con un nuovo piedistallo in trachite, dono di una famiglia del posto. Il Santo è tornato a casa!

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