Condanna confermata, Onichini andrà in carcere

Walter Onichini (a destra) con il suo avvocato Ernesto De Toni

La Corte di Cassazione ha reso definitiva la pena di 4 anni e 11 mesi. Il macellaio di Legnaro sparò a un ladro che cercava di rubargli l’auto

LEGNARO. La notizia è arrivata a ciel sereno infervorando e mobilitando i sostenitori di Walter Onichini: la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di 4 anni e 11 mesi per il macellaio di Legnaro accusato di tentato omicidio. Condanna inflitta in primo grado e confermata nel secondo grado di giudizio. Il ricorso presentato alla Corte Suprema dal suo avvocato Ernesto De Toni è stato rigettato e per Onichini ora si aprono le porte del carcere. Per effetto della sentenza, Onichini dovrà anche risarcire con 25 mila euro il trentenne ladro albanese Elson Ndreca che si era introdotto nell’abitazione del macellaio nel tentativo di rubargli l’auto e che venne gravemente ferito per un colpo di fuciel. Per il momento l’avvocato De Toni non commenta la vicenda giudiziaria arrivata ormai al termine, ma sono i sostenitori dell’imputato ad essere in subbuglio mentre stanno organizzando una vera e propria mobilitazione. Sui social volano pesanti accuse e minacce verso i giudici che si sono occupati della vicenda giudiziaria in tutte le sue fasi.

Dopo le prima condanna nel 2017, Onichini aveva riposto e sue speranze nella modifica della legge sulla legittima difesa invocando il ribaltamento della sentenza di primo grado. In cuor suo si era anche appellato all’insperata richiesta di assoluzione avanzata dal procuratore generale che nell’aprile 2019 aveva chiesto che il reato venisse derubricato in eccesso colposo di legittima difesa. Inutili tutti gli sforzi, cancellate tutte le speranze: la sentenza della Cassazione spalanca le porte del carcere.

I fatti per il quale Onichini viene condannato risalgono al 22 luglio del 2013. Quella notte l’uomo, si trovava in casa insieme alla moglie e al figlio piccolo, sentì dei rumori in giardino, si alzò pian piano e scorse i ladri che gli stavano rubando la macchina. In pochi secondi la decisione di imbracciare il fucile e sparare. Due volte. Il secondo proiettile fu quello che colpì Ndreca ad un fianco. Attimi concitati seguiti dalla decisione di caricare il ladro in auto per abbandonarlo poi nei campi. Nel corso del procedimento la difesa di Onichini ha sostenuto e che Ndreca lo avesse minacciato o con un coltello alla gola e per questo il macellaio lo avesse scaricato a terra.

Ndreca intanto nel 2019 è stato condannato a tre anni e otto mesi per il furto commesso in casa Onichini ma in questo momento si trova all’estero e non può rientrare in Italia, sul suo capo pende un ordine di espulsione. Certo è che l’intera vicenda presenta aspetti complessi. E i sostenitori di Onichini si organizzano al grido: «Siamo tutti con te».

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