Il caso San Martino di Lupari sotto la lente della Lega

Stasera i vertici del Carroccio cercheranno di ricomporre la frattura tra le due anime del partito presenti in consiglio comunale

SAN MARTINO DI LUPARI

Maggioranza in crisi di nervi e di numeri: la Lega prova stasera a sanare le fratture in seno al monocolore del Carroccio dopo che per due consigli comunali è saltato il numero legale. L’alternativa alla sintesi è un clamoroso tutti a casa e palla che passa al commissario nominato dal Prefetto.


Dopo la seduta semideserta di sabato, nel comune dell’Alta si sprecano i retroscena e i colpi bassi. In paese sono comparsi alcuni volantini ironici sullo “scioglimento” della maggioranza: autori anonimi disegnano con le fattezze di pinguini - alle prese con le crepe della calotta polare - il sindaco Corrado Bortot e i consiglieri rimastigli fedelissimi, ovvero il vice Michele Munaretto, Marisa Pettenuzzo, Giuseppe Zanchin e Denis Cecchetto.

Il nodo politico che il Carroccio dovrà sciogliere non è banale: sul banco degli imputati, secondo i rumors, ci sarebbe proprio il sindaco, accusato da una parte della sua squadra di una “verve eccessiva”, volendo usare un eufemismo. Il primo cittadino, a quanto pare, si trova a dover fronteggiare una agguerrita fronda rosa, in testa le assessore Mary Visentin e Michela Zanandrea con la presidente del consiglio Rossella Volpato.

Basterà stasera la promessa di una svolta per rasserenare il clima? L’area Bortot non sembra intenzionata ad una resa e il vice Munaretto ha lanciato accuse precise nei confronti del consigliere comunale Stefano Baraldo e dei vertici della Lega padovana: «Venerdì il referente provinciale Marco Polato ci ha detto che se ci fosse stato il decreto di nomina ad assessore di Baraldo, lui si sarebbe presentato in consiglio comunale».

Baraldo dal canto suo ha minimizzato respingendo al mittente: «Ero in ferie, avevo giustificato la mia assenza via mail e non ho architettato nulla».

Entro 20 giorni il prefetto imporrà di approvare l’ordine del giorno, altrimenti scatterà il commissariamento: «Io ci sarò al prossimo consiglio», ha già tenuto a sottolineare Baraldo, «so che ci sono problemi in giunta, ma io non ho la forza per condizionare tutte queste persone che non si sono presentate in consiglio e sono sempre stato leale».

Le opposizioni, intanto, scelgono una linea attendista: nessun attacco diretto, prevale la linea di lasciare che la Lega poco compatta al governo del paese si cucini nel proprio brodo. Secondo gli osservatori di lunga esperienza alla fine stasera si stipulerà una “tregua armata”, ovvero si troverà il modo di scavallare il voto sugli assestamenti di bilancio e si rinvierà la definizione dell’assetto. A meno che le tossine accumulate in queste settimane non siano tali da impedire la prosecuzione dell’esperienza amministrativa. —



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