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Giulio portato via da un’overdose dopo la rinascita a San Patrignano

Suonava, registrava, caricava i video su Youtube per rimarcare, ancora una volta, che si può amare in modo viscerale anche una forma espressiva. Cosa sia successo in questi giorni, cosa abbia rovinato il suo spartito, questo è uno dei segreti che Giulio custodirà per sempre, in quel volo perenne lassù, abbracciato alla sua chitarra

TEOLO. Giulio vola sopra la città, come in un quadro di Chagall, abbracciato alla sua chitarra. Ci è rimasto aggrappato per quasi tutta la vita, unica ancora in grado di tenerlo aggrappato a questa sua esistenza bella ma anche fragile.

Giulio Guariento, 35 anni, è volato via in un pomeriggio caldo e solitario. È sprofondato in un passato tornato all’improvviso, con tutte le sue ombre, con il suo peso. Un tutto racchiuso in una parola terribile e dura da accettare: overdose. Giulio era un ragazzo di San Patrignano e a Padova si era rifatto una vita. Lui, con la sua chitarra, insieme a tutto l’amore delle persone vicine. La colonna sonora della sua morte è una musica triste ma è la sua musica e bisogna accettarla, con tutto il suo carico di sofferenza.

Giulio è stato trovato ieri nel primo pomeriggio nell’abitazione in cui viveva, a Teolo. Era solo ormai da qualche giorno, perché la fidanzata Camilla è partita per il cammino di Santiago. La sorella Valeria aveva provato a telefonargli, senza però ricevere risposta. Preoccupata si è rivolta ai carabinieri, che sono entrati in casa insieme ai vigili del fuoco. Giulio giaceva lì, ormai senza vita. Accanto a lui tutto ciò a cui aveva imparato a rinunciare, riprendendosi in mano la vita perduta.

Era originario di Mantova, Giulio Guariento. «A 26 anni l’unica cosa che facevo era andare in giro a procurarmi soldi per potermi drogare, per poi tornare a casa e drogarmi ancora», raccontava il 27 giugno del 2019 a Leandro Barsotti, in una delle video interviste di Buongiorno Mattino. L’alba di un nuovo giorno che inizia con una storia di rinascita, la sua.

«La droga ha fatto tanto parte della mia vita ed è ancora qua nella mia testa. Devo tenerla sempre ben presente», diceva con il sorriso di uno che ora conosce il suo nemico, perché l’ha sconfitto.

Aveva accettato di mettersi in discussione affrontando il programma di recupero della comunità di San Patrignano. Un percorso difficile, totale, che non lascia sconti. Ma Giulio ce l’aveva fatta e aveva scelto Padova per questo suo nuovo capitolo.

«Dopo tre anni di comunità si fanno alcune settimane a casa, io sono sempre venuto a Padova da mia sorella e lì ho conosciuto una ragazza che era sua amica», sorrideva Giulio, pensando alla sua nuova vita padovana.

«Ho iniziato a lavorare per scherzo, dando una mano alla mia ragazza che aveva un b&b. Abbiamo aperto il primo nel 2017, poi il secondo, il terzo, il quarto».

Amore, lavoro, chitarra ma anche impegno sociale. Giulio aveva iniziato a svolgere un’attività di volontariato nell’associazione Anglad di Padova: associazione nazionale genitori lotta alla droga.

«Tutti i mercoledì sera sono lì con loro», diceva fiero e dai suoi occhi filtrava la luce di chi, dopo aver compiuto un’impresa grande, gode della propria riuscita. Lo amavano anche per questo gli amici, la fidanzata, tutti. Perché Giulio si era perso ma aveva saputo ritrovarsi, ridare un senso a tutto, affrontare ogni giorno con la forza e l’entusiasmo di chi vuole esserci. E da protagonista.

La chitarra e la sua musica continuavano a essere la dolce colonna sonora di un’esistenza mai banale. Suonava, registrava, caricava i video su Youtube per rimarcare, ancora una volta, che si può amare in modo viscerale anche una forma espressiva. Cosa sia successo in questi giorni, cosa abbia rovinato il suo spartito, questo è uno dei segreti che Giulio custodirà per sempre, in quel volo perenne lassù, abbracciato alla sua chitarra.

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