Le materie prime rincarate gli allevatori in sofferenza

Allarme della Cia: «Un capo di carne costa 60 euro in più rispetto a un anno fa Servono subito specifici aiuti al settore, non è possibile lavorare in perdita»

CITTADELLA

Le materie prime costano sempre di più, ne soffrono anche gli allevatori: un capo di carne costa 60 euro in più rispetto all’anno scorso. A soffrirne sono soprattutto gli imprenditori agricoli dell’Alta: solo a Carmignano di Brenta ci sono 25 mila capi, quasi il 20% di tutta la provincia, segue Campodoro, con 20.892 capi, il 16,05% degli oltre 130 mila capi del Padovano. L’allarme viene lanciato dalla Cia di Padova per bocca del suo direttore, Maurizio Antonini: «Subito specifici interventi a favore del settore. I nostri allevatori rischiano davvero di lavorare in perdita».


I NUMERI

La soia è quotata 45 euro al quintale, quando un anno fa veniva 34,5 euro al quintale; il mais costa 28 euro al quintale, era a 22 euro soltanto dodici mesi fa. Il cotone, che serve a fornire olio e fibra ad ogni singola razione, 40 euro al quintale, ma si era attestato a 25, la colza attualmente è a 37 euro al quintale, un anno fa veniva acquistata a 27. «Oltre alla strutturale scarsa autonomia dell’Italia sulle materie prime, negli ultimi mesi», osserva Antonini, «una volta che è andata a scemare l’epidemia di peste suina africana in Cina, la superpotenza orientale ha deciso di investire fortemente nel comparto, accaparrandosi le materie prime di mezzo mondo. In primis la soia, che arriva dall’America, e il mais, che giunge dall’Europa dell’Est. Da qui un aumento esponenziale dei prezzi dei mangimi che sta mettendo in crisi la zootecnia padovana e veneta». Nell’Alta importanti allevamenti ci sono anche a Massanzago (12.846 capi, 9,87% del territorio provinciale), Trebaseleghe (6.903, 5%) e Gazzo (5.654, 4,34%). Durante il lockdown il calo relativo alla macellazione è stato del 3,5%, la media nazionale è stata del -10%.

CONTRIBUTI NON SUFFICIENTI

«Nell’ultima Legge di Bilancio il Governo ha inserito 10 milioni per promuovere la ripartenza della zootecnia», spiega Antonini, «e guardiamo con favore a questi contributi, ma non sono sufficienti a rimettere in piedi la filiera, anche alla luce degli ultimi rincari registrati. Motivo per cui va attivata un’iniziativa di sistema».

Una chiave per uscire dalle secche potrebbe essere rappresentata dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza): le opportunità per le aziende zootecniche verranno chiarite dall’Organizzazione interprofessionale Carne Bovina oggi alle 10 al Crowne Plaza Hotel di via Po a Padova, disponibile anche la diretta streaming. In Veneto l’allevamento bovino sia da carne che da latte ha un fatturato ai prezzi di base pari a circa 840 milioni di euro. Ed è uno dei settori che più investe sulla sostenibilità. La relazione illustrativa sarà tenuta da Elio Catania, Consigliere del Ministero delle Politiche Agricole. —



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