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Caso “Scambio posta”. Nuova denuncia per la commercialista di Albignasego

Dopo gli arresti domiciliari, ora l’accusa per truffa alle Entrate. Riuscì a far avere “ristori” per il Covid a quattro aziende

ALBIGNASEGO. Ancora guai giudiziari per la commercialista quarantenne di Albignasego, N. G., finita agli arresti domiciliari lo scorso 8 giugno nell’ambito dell’operazione della Guardia di Finanza di Vicenza denominata “Scambio posta”, che ha rintracciato un giro milionario di fatture false: all’interno del medesimo filone di indagini, la donna è stata ora denunciata per truffa all’Agenzia delle Entrate, avendo orchestrato un sistema per far ottenere indebitamente a quattro ditte, con sede in alcune località di Veneto e Lombardia, parte dei ristori legati all’emergenza Covid-19, per un ammontare complessivo di 76 mila euro.

Nello specifico la A.G. Trading srl era riuscita ad incassare 66 mila euro, mentre la Edil2014 di Bertelli Giorgio ne aveva ricevuti poco meno di 6 mila. Hanno beneficiato invece di duemila euro l’una la Innovation srl e la Bolgi srl: queste ultime due, pur essendo di fatto aziende fantasma, avrebbero dichiarato di avere subito a causa del lockdown un calo di fatturato tale da rientrare nei parametri fissati dal Governo per ottenere gli aiuti economici, i cosiddetti “ristori”.

Tutti i titolari delle imprese erano stati tra i 17 arrestati nel corso dell’operazione di giugno: allora nove furono le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia in carcere, due finirono agli arresti domiciliari e sei ebbero l’obbligo di firma. La Guardia di Finanza aveva infatti scoperto una truffa milionaria architettata con la complicità di due commercialiste, tra cui la consulente finanziaria di Albignasego, e i direttori di un ufficio postale e di una banca. Al vertice dell’organizzazione una coppia padovana ma operante nel Vicentino, a Torri di Quartesolo, che aveva costituito una serie di società, che emettevano fatture per operazioni inesistenti oppure le usavano per ottenere detrazioni di imposta oppure ancora avevano il ruolo di «bare fiscali», accumulando debiti fino alla liquidazione o al fallimento. L’ammontare delle fatture fasulle è stato stimato in trenta milioni di euro, di quali è stato accertato lo scambio truffaldino per 19,5 milioni. Tra queste operazione rientravano anche le false attestazioni di cali di fatturato, in virtù delle quali sono stati richiesti i ristori allo Stato.––

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