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Pochi anestesisti negli ospedali padovani, ora si cercano nelle coop

Merigliano: «Assunti tutti quelli che c’erano, ma non bastano. Con la Legge Calabria abbiamo perso 30-40 specializzandi»

PADOVA. Per continuare a percorrere la strada dell’eccellenza, la macchina sanitaria ha bisogno di benzina. Che, nel caso specifico, significa anestesisti. Per questo, annuncia il direttore del Dipartimento di Chirurgia nonché presidente della Scuola di Medicina, l’Azienda Ospedale Università proverà a rivolgersi alle cooperative per fare “rifornimento”: «Come tutte le strutture in Italia scontiamo la carenza di anestesisti» spiega Stefano Merigliano, «il direttore generale ne ha assunti altri, tutti quelli che c’erano, ma il problema è che non se ne trovano. Pertanto, stiamo vedendo se è possibile fare dei contratti con qualche cooperativa, come hanno già fatto altri ospedali, per far ripartire le sale operatorie, impegnando le forze esterne nella chirurgia minore».

Si tratta di anestesisti in pensione, specialisti in attesa di un contratto a tempo indeterminato o che, invece, non sono interessati a un rapporto di lavoro stabile. A peggiorare una situazione di penuria persistente, la dipartita di decine di specializzandi: «Da noi gli specializzandi al quarto e quinto anno erano quasi una forza di pianta organica» sostiene Merigliano «perderne 30-40 con la Legge Calabria è stato un duro colpo. La possibilità di lavorare al centodieci per cento è anche dovuta al loro lavoro. Se hai in campo un anestesista e uno specializzando, non fai lavoro per due, ma per uno e mezzo di sicuro. Lo abbiamo visto in questo weekend di trapianti, che è stato reso possibile anche perché gli specializzandi hanno dato man forte agli specialisti negli interventi».

RECUPERO INTERVENTI

La mancanza di anestesisti rischia di frenare anche la velocità di recupero dei circa 2 mila interventi chirurgici che, con l’arretramento del Covid, l’Azienda Ospedale Università aveva stimato di recuperare entro l’anno: «Siamo indietro di un anno e mezzo e la gente continua a prenotarsi» prosegue il direttore del Dipartimento di Chirurgia «il piano sconta le difficoltà di tutta Italia, anche se ad agosto abbiamo ridotto l’attività meno degli anni scorsi. La disponibilità dei chirurghi di cercare di ridurre il carico in tutti gli ambiti, dall’ortopedia alla chirurgia generale, c’è tutta» chiarisce Merigliano «dopodiché per l’eccezionale attività di trapianto dell’ultimo weekend abbiamo richiamato alcuni colleghi dalle ferie, ma certo dopo quel tipo di impegno non puoi chiedere loro di fermarsi per fare tre ernie. E a quel punto, hai anche le rianimazioni impegnate e devi riorganizzare in tempo reale».

A pesare sull’andamento dell’attività chirurgica, anche la gestione della pandemia: «Molto del personale delle sale operatorie era stato mandato nei reparti Covid, quindi ora deve fare le ferie» sostiene Merigliano «un altro aspetto che incide è l’attività del centro vaccinale in Fiera in cui sono state dislocate 100 persone. Ma se non ci sono problemi dovrebbe chiudere a settembre, quindi è probabile che con il rientro degli operatori si acceleri. Se non c’è una grossa nuova ondata a fine agosto, con tutti questi interventi, probabilmente il piano decollerà poiché è tutta benzina che viene messa nella macchina».

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