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Omicidio di Goro, don Bruscagin di Villa del Bosco condannato a un anno e 6 mesi per calunnia

Don Tiziano Bruscagin è stato condannato per calunnia

Sentenza di primo grado, pena sospesa. Il sacerdote ricorrerà in appello. Aveva indicato due fratelli come responsabili del delitto a Goro nel 1988

CORREZZOLA. Ricorrerà in appello don Tiziano Bruscagin, giudicato colpevole, in primo grado di giudizio, per il reato di calunnia nell’ambito della più ampia inchiesta che riguarda il caso ancora irrisolto dell’omicidio di Vilfredo “Willy” Branchi, il diciottenne massacrato a Goro nel settembre del 1988.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Ferrara, con il gup Vartan Giacomelli, ha emesso la sua sentenza in rito abbreviato condannando il sacerdote a un anno e sei mesi di reclusione per le affermazioni fatte nei confronti dei fratelli Francesco e Alfredo Gianella, indicati dal prete come responsabili dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere. Oltre alla pena detentiva, con pena sospesa per cinque anni (il pm Andrea Maggioni aveva chiesto 2 anni e 8 mesi), il giudice ha condannato Bruscagin a risarcire le parti offese per danni morali per 50mila euro. È stato invece assolto per la calunnia nei confronti di Ivo Gianella, il padre dei fratelli, già deceduto una volta che l’imputato fece le dichiarazioni oggetto del processo.

Don Tiziano, originario di Agna, ha 81 anni e da più di vent’anni è in servizio a Villa del Bosco, prima come parroco e quindi come collaboratore pastorale della locale unità pastorale.

Prima di tornare nel Padovano era stato parroco per 32 anni proprio a Goro e di quel drammatico episodio è sempre stato considerato un testimone chiave. «Non ce l’aspettavamo, siamo molto delusi» si sono rammaricati all’uscita del palazzo di giustizia Milena Catozzi, l’avvocato che insieme a Marcello Rambaldi difende don Tiziano.

Il legale ha anticipato che farà sicuramente appello dopo aver letto le motivazioni che saranno depositate entro 60 giorni. Sull’esito del primo grado il diretto interessato, assente anche alla lettura della sentenza, non vuole, come tra l’altro fa da tempo, esprimersi. «Vuole solo stare tranquillo» hanno riferito i suoi difensori «lasciandosi alle spalle questa vicenda». «Il danno è difficile da recuperare» ha invece detto Dario Bolognesi, avvocato dei Gianella «ma alla fine la verità è emersa. Erano solo falsità».

Don Tiziano fin da subito fece intendere di sapere chi avesse compiuto quel brutale omicidio, per poi appellarsi al segreto confessorio. Nel 2014 l’inchiesta, ad un punto morto, è stata riaperta proprio sulla base delle affermazioni circa i Gianella rilasciate dal religioso in una telefonata con il giornalista Nicola Bianchi del Resto del Carlino che registrò tutto.

Il processo per calunnia scorre parallelo al filone d’inchiesta principale, quello sul delitto di Willy. Il fascicolo conta due indagati per omicidio e, stando a quanto trapelato nelle udienze di questo processo “secondario”, sarebbe vicino a un momento di svolta.Alessandro Cesarato

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