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Ritrovati a Vighizzolo i resti di un caccia abbattuto nel febbraio 1945

Armati di metal detector e di un occhio raffinato dall’esperienza i “cacciatori” di aerei perduti hanno recuperato tra le bionde stoppe del grano trebbiato da poco ciò che era rimasto del caccia tedesco Messerschmitt Bf 109 

VIGHIZZOLO. Dopo 76 anni il terreno ha restituito solo pochi frammenti ma tanto basta ai volontari di “Aerei perduti Polesine” per dichiarare conclusa anche la ricerca di ciò che è rimasto della battaglia aerea del 12 febbraio 1945.

Armati di metal detector e di un occhio raffinato dall’esperienza, sotto la guida di chi questi posti li conosce a menadito, i “cacciatori” di aerei perduti hanno recuperato tra le bionde stoppe del grano trebbiato da poco ciò che era rimasto del caccia tedesco Messerschmitt Bf 109 al cui comando c’era il sergente maggiore Carlo Cavagliano, dell’Aviazione nazionale Repubblicana.

Colpito dall’aviazione Usa, l’aereo si schiantò sulla campagna di Vighizzolo e il pilota, originario del novarese, riuscì a mettersi in salvo lanciandosi con il paracadute. «Abbiamo trovato solo pochi frammenti del caccia perché il velivolo in questa occasione non si è conficcato nel terreno – spiega Luca Milan dell’associazione – L’impatto è stato a velocità ridotta e con un basso angolo di rampa, pertanto null’altro restava da recuperare, se non la memoria di questi tristi avvenimenti, affinché non vengano dimenticati».

A mettere i volontari sulla strada giusta sono state alcune preziose testimonianze raccolte in paese: «Ci hanno guidato nelle ricerche – continua Milan – i ricordi straordinari del compianto Bruno Baratella, classe 1933: nonostante sia deceduto qualche anno fa, le sue memorie non sono andate perdute perché raccolte e salvaguardate da Sergio Martinello, nostro mentore e guida locale. Bruno aveva visto l’aereo precipitato e aveva raccontato con dovizia di particolari che era caduto davanti alla casa di Romano Bernardi, ricordando con nitidezza che l’aereo era tedesco, ma il pilota el gera fasista. Preziosa la collaborazione di Silvana Moraro, proprietaria del terreno, di Diego Palugan, altro testimone che ricorda come i pezzi del caccia recuperati dopo lo schianto furono utilizzati per la didattica all’Istituto tecnico da lui frequentato a Este e del professor Urbano Roveron».

Ritrovato anche il diario in cui il pilota racconta l’abbattimento e il rocambolesco atterraggio con il paracadute, dal quale uscì illeso. Cavagliano, protagonista di 14 combattimenti aerei, morì alla fine della guerra, il 30 aprile 1945.

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