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Montegrotto, per protesta l’ex assessore si lega alla finta sedia elettrica

Carniello avvia anche una raccolta di firme per salvare e restaurare l’installazione di Umberto Del Negro

MONTEGROTTO TERME. Si è legato ad una sedia elettrica in forma di protesta ed ha avviato una raccolta firme. Fa sul serio l’ex assessore alla Cultura di Montegrotto, sceso in campo per “salvare” gli alberi metallici collocati dal 2003 di fronte al municipio di piazza Roma. Carniello ha voluto manifestare contro la decisione presa dalla giunta Mortandello di rimuovere gli alberi e di dislocarli in giro per le piazze e i parchi della città.

«La sedia elettrica me la sono costruita io stesso» spiega Carniello. «È la sedia che uso quotidianamente quando scrivo i miei romanzi. La sedia elettrica simboleggia gli alberi metallici condannati a morte». Nei prossimi giorni la protesta passerà alla fase della raccolta firme (per informazioni rivolgersi allo stesso Carniello al 34245962128), che sarà itinerante per le vie e le piazze di Montegrotto.

«È una mia personale crociata e non posso più aspettare» spiega «Non posso più stare a guardare in nome dell’arte e per volontà dei sampietrini che come me hanno a cuore la bellezza del paese. È arrivata l’ora di scendere in campo per una ragione sociale, etica, morale nel rispetto del compianto artista Umberto Del Negro. L’uomo è andato sulla luna e un temerario visionario imprenditore di Montegrotto ha costruito la piscina più profonda del mondo e io assieme a un’equipe di esperti salveremo gli alberi di vetro, perché non è vero che sono “irrimediabilmente rotti”. La giunta Mortandello composta da illustri esperti ha fatto ben poco per recuperare l’opera asserendo che non c’è una tecnologia in grado di salvarla. È di fatto abbandonata da anni. Ora con un team di tecnici, motivati da un gesto di sana gloria, siamo pronti a scommettere di riuscire nell’opera di recupero».

Carniello rincara la dose. «La soluzione di Mortandello è quella di tagliare alla base gli elementi e i pannelli, posizionandoli in zone diverse del paese, disperdendo in maniera illogica la grandezza dell’opera e esponendo le vele di vetro alla mercé dei vandali o come seconda soluzione accatastarle in un magazzino. Tengo a precisare che gli alberi sono un’opera unica al mondo, dove turisti e cittadini si scattano selfie e foto. E poi per disperdere l’opera bisogna prima sistemarla, quindi vuol dire che si può fare e non è una missione impossibile riportarla allo stato originario». ––

Federico Franchin

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