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A Padova maratona di 7 trapianti in 36 ore

Centoventi operatori sanitari impegnati durante l’intero weekend 

PADOVA. Una maratona per la vita durata 36 ore. Mentre i più, lo scorso fine settimana, si godevano uno spensierato weekend estivo, in via Giustiniani si giocava una partita sfidante anche per gli standard dell’Azienda Ospedale Università. Qui, dalle prime ore di sabato alla domenica, si sono succeduti sette trapianti su pazienti, sei italiani e uno straniero, di età compresa tra i 35 e i 66 anni, tutti in fasce di convalescenza post operatoria. «È stato un fine settimana particolarmente intenso» esordisce il direttore generale dell’Azienda Ospedale Università Giuseppe Dal Ben ringraziando tutti per il lavoro svolto «che ha prodotto una performance eccezionale».

GIOCO DI SQUADRA

In campo, 120 operatori sanitari che si sono succeduti con turni non stop, alcuni dei quali rientrando dalle ferie, chiamati a suonare come una grande orchestra sinfonica, fondendosi l’uno all’altro senza possibilità d’errore: «Noi crediamo nella donazione, poiché significa amore verso altre persone, dare possibilità e continuità di vita. Il trapianto è guarigione e ripresa di vita» spiega Demetrio Pittarello coordinatore del centro trapianti ospedaliero ripercorrendo il weekend da record «le equipe si sono recate a prelevare gli organi nelle diverse sedi fuori Padova mentre un espianto è stato fatto internamente» «sono state allestite le sale per la donazione, accolti i malati grazie al 118 e preparati per ricevere l’organo, organizzati i trasferimenti interni, tutto organizzato telefonicamente in modo che il processo potesse scorrere evitando il più possibile sovrapposizioni poiché bastano 5-10 minuti di ritardo per gravare sulle possibilità di risolvere l’intervento nei tempi necessari». In questo senso, aggiunge, «nel trapianto di cuore è stato necessario rivedere alcune tempistiche per evitare di trovarci di fronte al coinvolgimento di più sale operatorie, cosa che non sarebbe stata gestibile».

GLI INTERVENTI

Otto gli organi trapiantati in sette pazienti. Tra questi un cuore: «Ringrazio tutto il team della cardiochirurgia che ha permesso di eseguire questo trapianto e grazie al quale l’anno scorso siamo stati il primo centro trapianti di cuore d’Italia con 37 interventi» sostiene il direttore, Gino Gerosa «quest’anno ne abbiamo eseguiti 16, tra cui un trapianto pediatrico con il più piccolo donatore di cuore mai utilizzato in Italia e uno dei più piccoli al mondo». La chirurgia toracica si è occupata del doppio trapianto di polmone bilaterale: «Sabato è stata una giornata eccezionale, già i trapianti di polmone non sono frequentissimi, farne due in un giorno è stata un’eccezione tanto più in periodo di ferie estive» sostiene il vicedirettore Samuele Nicotra «il lavoro del dottor Schiavon sul fronte del coordinamento ci ha permesso di lavorare in successione». In sala operatoria per due trapianti di fegato anche l’equipe della Chirurgia epatobiliare: «Questa è la nostra mission» sostiene il professor Enrico Gringeri «in un periodo in cui si parla molto di pandemie è giusto anche che si parli anche di donazioni. Vorrei ringraziare anche chi lo ha reso possibile, perché se non ci fossero i donatori tutto questo non sarebbe stato possibile: in Italia ogni anno i trapianti sono 1200-1300, proprio perché questi sono i donatori, se ce ne fossero di più, ne faremmo di più. Proprio per espandere l’attività, con il professor Cillo stiamo sviluppando tecniche di donazione per pazienti oncologici. Questo prevede la donazione di una porzione di organo con rischio praticamente prossimo allo zero da parte di un familiare. L’organo viene fatto crescere in una sorta di incubatrice per una ventina di giorni e quando arriva alla misura ideale viene trapiantato. Credo che questo possa essere lo step del futuro per incrementare i trapianti». Tra gli interventi effettuati in questa particolare maratona tra i più delicati, senza dubbio quello rene-pancreas: «Aver affrontato un tour de force di questo tipo in un periodo in cui personale in ferie vuol dire che questo ospedale ha risorse che pochi altri, in Italia, si sarebbero potuti permettere» sostiene il direttore Paolo Rigotti «abbiamo avuto infermieri che hanno affrontato turni da 18 ore in sala operatoria e chirurghi rientrati dalle ferie chirurgo: questa è dedizione. Si è parlato molto dell’abnegazione dei sanitari per il Covid, ma questo vale anche per le altre patologie». Il doppio trapianto ha riguardato una 40enne affetta da diabete di tipo 1, giovanile, che va incontro a diverse complicanze: «Con trapianto pancreas abbiamo corretto il diabete» aggiunge Rigotti «quindi siamo intervenuti sul rene prima che andasse in sofferenza. La tempestività è fondamentale in questi casi, poiché le complicanze una volta sviluppate non regrediscono». Dal canto suo il professor Helmut Galligioni sottolinea l’importanza «dei colleghi della scuola di specializzazione che ci hanno supportato facendo in modo che i tempi molto stringenti dei due trapianti di fegato fossero rispettati con preparazioni in tempi strettissimi». A riguardo, il presidente della scuola di medicina aggiunge: «Eventi come questo hanno un importante valore sanitario e formativo per gli specializzandi» sostiene Stefano Merigliano «ma bisogna ricordare che questo è stato uno sforzo sullo sforzo poiché durante questa maratona l’ospedale ha continuato a lavorare: lunedì mattina le sale operatorie hanno lavorato, sabato il Pronto Soccorso ha visto 250 pazienti così come attività oncologica, ginecologica e pediatrica sono proseguite». —

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