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Fatture fasulle frode da 25 milioni a Padova. Indagini chiuse per 27 indagati: ecco tutti i nomi

La sede della Mg Group in via della Navigazione Interna

Contestati reati fiscali e fallimentari per trenta società. L’operazione della Finanza portò anche a quattro arresti

PADOVA. Associazione a delinquere, false fatturazioni, reati fiscali e fallimentari: si va verso il rinvio a giudizio per 27 persone, accusate a vario titolo di quelle frodi carosello all’Iva scoperte nel maggio 2019 dalla Guardia di finanza di Padova. Allora le Fiamme gialle definirono i contorni di una truffa all’Erario da 25 milioni di euro, confezionata ad arte dal 2012 al 2018 da un’azienda padovana, la Mg Group di via della Navigazione Interna. Erano scattate anche dodici misure cautelari, oltre al sequestro di 8,5 milioni di euro a carico di Gianni Mingardo, aponense, amministratore di fatto della società finita nel mirino della Finanza. Il pm padovano Emma Ferrero nelle scorse settimane ha chiuso le indagini: l’avviso di conclusione delle indagini preliminari interessa ben 27 persone.

I NOMI

Tre sono considerati i veri cervelli della frode: Gianni Mingardo, 61 anni di Abano Terme; Luigi Scudella, 61 anni, nativo di Gazzo, residente a Bratislava e iscritto all’Aire di Castelfranco Veneto; Raffaele Costa, padovano di Chioggia di 49 anni. I primi due sono risultati amministratori di fatto della Mg Group, il veneziano lo era di diritto.

Gli altri indagati, a vario titolo, sono invece: Monica Bison, 53 anni di Campodarsego; Simone Cardì, 74 anni di Vedelago; Massimo De Silvestro, 52 anni di Santa Maria di Sala; Dario Dozzi, 49 anni di Portogruaro; Franco Ferrato, 54 anni di Piove di Sacco; Alessandro Gardin, 44 anni di Noventa Padovana; Gabriele Giraldo, 57 anni di Arzergrande; Giovanni Giurietto, 80 anni di Mira; Silvia Marangon, 60 anni di Castelfranco Veneto; Mattia Mingardo, padovano di 39 anni residente a Buje (Croazia); Andrea Oro, 37 anni di Foza; Pietro Papes, 57 anni di Conegliano; Federica Pittarello, 43 anni di Noventa Padovana; Stefano Ravera, 37 anni di Genova; Pino Rossi, 61 anni di Gallio (ex sindaco di questo Comune); Paola Sabbadin, 60 anni di Abano Terme; Mauro Scarmin, 54 anni di Vicenza; Ra Sfriso, 42 anni di Marcon; Luca Tonello, 47 anni di Villanova di Camposampiero; Barbara Turchetto, 45 anni di Portogruaro; Vasile Vanghele, rumeno di 45 anni di Padova; Luca Zonta, 52 anni di Romano d’Ezzelino.

LA FRODE

Lo schema è quello delle frodi carosello all’Iva in cui una società “cartiera” ha il compito esclusivo di generare movimentazioni di beni, emettendo fatture per operazioni inesistenti per un lasso temporale limitato (circa un anno), nell’arco del quale non vengono pagate le tasse. Le fatture emesse da questa società, gravate di Iva, venivano invece regolarmente annotate in contabilità dalle società clienti, formalmente acquirenti di beni “fantasma”, consentendo loro di dedurre costi inesistenti. Le fatture false allora quantificate ammontano ad oltre 25 milioni. Una volta ottenuto il pagamento di queste, le società cartiere – una trentina in tutto – provvedevano a svuotare i propri conti correnti con bonifici a favore di tre aziende estere con sede in Slovacchia, Croazia e Slovenia, tutte gestite dal sodalizio criminale e utilizzate come strumento per “riciclare” i proventi illeciti della frode. I capitali venivano fatti rientrare in Italia attraverso una serie di passaggi preparati ad arte per mascherarne la provenienza. La mole di denaro prodotta veniva usata in parte per comprare immobili di pregio e beni di lusso (due anni fa furono sequestrate una Ferrari 599 usata da Gianni Mingardo, oltre a due ville a Vicenza e Asiago), in parte per consentire alla Mg Group di essere competitiva. La società, infatti, era titolare di un’attività più che lecita: sistemazione di impianti anti-incendio per tribunali, caserme e ospedali. Con i soldi frutto del meccanismo di frode, la società - secondo l’accusa - poteva avere liquidità a sufficienza per limare le offerte e sbaragliare la concorrenza in gare e concorsi.

i meccanismi

Tra le contestazioni spicca quella mossa a Paola Sabbadin, moglie di Mingardo: quando il marito è finito in carcere ed è scattato il sequestro preventivo di 8,5 milioni di euro, la donna - a metà giugno - si sarebbe recata in Croazia per prelevare del denaro da conti intestati ad una delle società coinvolte, per ostacolare l’identificazione della loro provenienza e soprattutto per sottrarli dal sequestro, che peraltro non aveva raggiunto la somma disposta dal giudice. Difficile, per le Fiamme gialle, non accorgersi di questo passaggio vista l’indagine praticamente ancora in corso. La stessa Sabbadin avrebbe ricevuto in sei anni quasi 140 mila euro di stipendio dalla Mg Group, nonostante la donna non svolgesse alcuna attività lavorativa per la società.

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