Padova: addio a Paolo Tamiazzo, il super tecnico degli omicidi celebri

Ucciso da un’infezione, era in attesa di un intervento. Il ricordo del professor Ferrara: «Aveva capacità formidabili»

PADOVA. È mancato nella notte fra giovedì 8 e venerdì 9 luglio nell’Azienda ospedaliera di Padova Antimo Tamiazzo, per tutti Paolo, 76enne di Saccolongo, un nome noto nell’ambito della Medicina legale. Per 50 anni era stato tecnico addetto alle autopsie nell’Istituto padovano di Medicina legale e collaboratore di tanti medici legali (accademici e non).

Autodidatta, in breve tempo aveva acquisito preparazione e capacità manuali fuori dal comune tanto da sviluppare nuove metodiche nel suo campo.

Ricorda con commozione il professor Santo Davide Ferrara, già direttore della Medicina legale di Padova e responsabile della Scuola di specializzazione: «Paolo diventò a livello nazionale un tecnico di riferimento: non a caso fu chiamato come consulente in occasione della morte di alcuni Pontefici perché molto preparato anche come imbalsamatore». Non solo. «In 50 anni di attività accumulò dalle 15 alle 20 mila autopsie con una media di un centinaio di autopsie all’anno» continua il professor Ferrara.

Quanto conta un bravo tecnico per un medico legale? «È fondamentale, imprescindibile» sottolinea, «Nel caso di Paolo si trattava di persona di raffinata intelligenza e capacità. Con il suo costante impegno e l’indole naturale a espletare attività pratiche, ha contribuito a sviluppare nuove metodiche come tecnico settore affiancando professionisti non solo in Veneto e nel Triveneto, visto che era chiamato a livello nazionale» ricorda ancora il cattedratico.

Antimo Tamiazzo era di origini umili e aveva avuto un’infanzia difficile. Giovanissimo, lavorò come panettiere e idraulico, poi «in un’epoca in cui non c’erano i concorsi, entrò nello staff tecnico universitario dell’Istituto di Medicina legale diretto dal mio maestro, il professor Francesco Introna. Iniziò a lavorare nel laboratorio di istopatologia addetto alla preparazione dei vetrini dei tessuti da esaminare per conto dell’autorità giudiziaria. E, in ragione delle sue capacità, passò al laboratorio di Ematologia forense oggi chiamato di genetica forense, centrale della scoperta dei crimini» rammenta ancora il professor Ferrara.

Ed ecco la sua partecipazione sul fronte “tecnico” a inchieste su notissimi casi di cronaca, quasi sempre al fianco del professor Ferrara: dal delitto di Santa Gertrude o caso Steinkasserer nel novembre 1973 a Ultimo (Bolzano) all’omicidio di Margherita Magello a Padova il 20 gennaio 1976 (fu condannato a 18 anni Massimo Carlotto poi graziato e oggi noto scrittore noir), all’inchiesta sul serial killer Profeta, al delitto del professor Pasimeni e di Maria Josè Olivastri, al caso Molon (due morti nell’ateneo di Padova), all’assassinio di Elena Fioroni uccisa il 9 febbraio 2006 dal marito medico specializzando Gian Luca Cappuzzo.

Antimo “Paolo” Tamiazzo soffriva una seria malattia cardiaca: risolutorio un intervento, ma una volta ricoverato, è stato colpito da un’infezione.

Più di un mese di terapie ed è arrivata la morte. Lascia la moglie e tre figli. Conclude il professor Ferrara: «Ci tengo a ricordare Paolo come un tecnico formidabile per tanti colleghi e un pater familias per tanti giovani allievi della Scuola di specializzazione».

Il funerale  martedì 13 luglio alle 10.30 nella Parrocchia di Saccolongo. 

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